A New York la “lotta al privilegio bianco” ora la trovi pure a Messa

La solenne “promessa” antirazzista introdotta nella liturgia dalla parrocchia di San Francesco Saverio sembra un manifesto di Black Lives Matter. Polemiche

Le foto di vittime del razzismo esposte nella chiesa di San Francesco Saverio a New York
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Senz’altro ha fatto discutere nei giorni scorsi la solenne “Promessa per la giustizia razziale” introdotta nella liturgia dalla parrocchia di San Francesco Saverio a New York, una comunità cattolica affidata alla guida dei gesuiti e non nuova alle trovate per così dire “innovative”. In seguito alla tragica uccisione di George Floyd per mano di un poliziotto bianco, e all’infinita ondata di proteste antirazziste che ne sono seguite in tutti gli Stati Uniti al grido di “Black Lives Matter” (in molti casi con annesse violenze e vandalismi, non di rado sfogati su edifici e simboli cristiani e cattolici), il parroco Kenneth Boller ha sentito l’esigenza di gettarsi e di schierare il suo gregge in prima linea nella battaglia progressista contro «il privilegio bianco e la cultura della supremazia dei bianchi».

La promessa, che padre Boller ha voluto inserire all’interno della Messa, si chiama “Pledge for Racial Justice” ed è recitata dall’officiante in forma di domanda, un po’ come la “Rinuncia a Satana” e la “Professione di fede” proposte ai fedeli durante la celebrazione del Battesimo. Anche in questa promessa antirazzista, collocata dal parroco gesuita tra il rito della Comunione e la benedizione conclusiva, all’assemblea è richiesto soltanto di rispondere “Sì”.

Di seguito il video della promessa pronunciata da padre Boller alla fine della Messa un paio di domeniche fa, il 30 agosto scorso (minuto 54 e 20 secondi):

Il testo della promessa, si legge nella pagina dedicata ad essa nel sito della parrocchia di San Francesco Saverio, è ispirato (con revisioni) al “Racial Equity Pledge” della First Unitarian Church di Dallas, ma con ogni probabilità sarebbe approvato senza problemi da qualunque militante di Black Lives Matter. Eccolo in una nostra traduzione:

«La chiesa di San Francesco Saverio si unisce alle persone di tutto il mondo nell’impegno per la giustizia razziale. Questa è la nostra promessa comune. Rispondete Sì.

SOSTENETE la giustizia, l’eguaglianza e la compassione nelle relazioni umane?

AFFERMATE che il privilegio bianco è ingiusto e nocivo per chi ce l’ha e per chi non ce l’ha?

AFFERMATE che il privilegio bianco e la cultura della supremazia dei bianchi devono essere smantellati ovunque si presentino?

SOSTENETE l’eguaglianza, la giustizia e la liberazione razziale per tutte le persone?

AFFERMATE il valore e la dignità connaturati in ogni persona?

Pertanto, da oggi in poi…

VI BATTERETE per comprendere più profondamente l’ingiustizia e il dolore causati dal privilegio bianco e dalla supremazia dei bianchi?

VI IMPEGNERETE a contribuire a trasformare la nostra cultura di chiesa affinché essa sia coinvolta attivamente nella ricerca della giustizia e dell’eguaglianza razziale per tutti?

VI SFORZERETE MAGGIORMENTE per trattare tutte le persone con il medesimo rispetto che voi vi attendete di ricevere?

VI IMPEGNERETE nel maturare il coraggio di vivere le vostre convinzioni e i vostri valori di giustizia ed eguaglianza razziale?

VI SFORZERETE ogni giorno per eliminare il pregiudizio razziale dai vostri pensieri e azioni affinché possiate promuovere meglio l’impegno per la giustizia razziale della nostra chiesa?

RINNOVERETE E ONORERETE questa promessa quotidianamente, nella consapevolezza che la nostra chiesa, la nostra comunità, la nostra nazione e il nostro mondo saranno posti migliori grazie ai nostri sforzi?».

Ai media che lo hanno interpellato in merito all’iniziativa, padre Boller ha spiegato ripetutamente che «inclusività» e «rispetto» sono diventati da tempo argomenti dominanti nella sua parrocchia. Basta collegarsi al sito web della church of St. Francis Xavier per averne conferma fin dall’homepage. Ancora più esplicita la rivendicazione del Consiglio pastorale pubblicata sul profilo Facebook della parrocchia dopo l’uscita delle prime cronache e polemiche sulla controversa “promessa”. Eccone qualche brano:

«La nostra comunità della chiesa di San Francesco Saverio, nel portare avanti la nostra comune vita sacramentale nella fede, si è impegnata anni fa a mettere in pratica il magistero sociale cattolico attraverso opere di carità e azioni di pace e giustizia. Questo impegno ci ha portati a proporre ai parrocchiani una direzione spirituale per approfondire la loro vita di preghiera, a nutrire gli affamati, a dare rifugio ai senzatetto e a offrire una casa spirituale alla comunità LGBTQ+.

Oltre due anni fa, a conferma di un impegno per la giustizia razziale che risale come minimo al 1964, abbiamo iniziato un esame comunitario in merito all’ingiustizia razziale istituzionale e di sistema – ivi comprese le manifestazioni di tale ingiustizia nella Chiesa cattolica.

Nell’ambito del nostro auto-esame abbiamo cercato di comprendere il termine “privilegio bianco” [white privilege] e il modo in cui quest’ultimo agisce nel rafforzare l’ingiustizia razziale. Il “privilegio bianco” è definito come una serie di vantaggi dati per scontati dalle persone bianche e non invece goduti dalle persone di colore nel medesimo ambito (governo, comunità, luogo di lavoro, scuole, eccetera). Tali vantaggi riguardano unicamente il colore della pelle delle persone interessate.

È scomodo e spesso doloroso per le persone bianche riconoscere che il semplice essere bianche conferisce loro una presunta superiorità a scapito delle persone di colore. […] Una volta che riconosciamo l’ingiustizia razziale, il Vangelo di Gesù ci costringe ad agire per rimediare all’ingiustizia. La “Promessa per la giustizia razziale”, pubblicata nel sito della parrocchia e recitata alla fine della Messa, rappresenta un’opportunità per noi di dedicarci – e dedicare la nostra comunità di fede – alla causa biblica della giustizia».

Ma l’impegno della parrocchia newyorkese per la giustizia razziale non si ferma alle parole. Ci sono anche le immagini. «Dopo la morte di George Floyd desideravamo essere ancor pià proattivamente antirazzisti», ha spiegato padre Boller sottolineando alla stampa la serie di foto di «vittime del razzismo» esposte recentemente. Per presentare al pubblico l’installazione, il profilo Facebook della chiesa di San Francesco Saverio ha condiviso un articolo dal titolo eloquente: “Mentre i vescovi Usa sono complici del privilegio bianco, una parrocchia di New York è in prima linea nella battaglia contro il razzismo”.

Bontà sua, spiegando alla Catholic News Agency l’origine dell’iniziativa antirazzista, il parroco ha sottolineato che la promessa non è obbligatoria per i fedeli:

«Con il sostegno del Consiglio pastorale, abbiamo tenuto un serivizio di preghiera per le vittime del razzismo e commissionato una affissione in modo da aumentare la consapevolezza sul tema. In tale contesto, qualcuno si è imbattuto in una versione della promessa proposta da una Chiesa unitariana in Texas. Noi invitiamo a fare la promessa dopo la preghiera eucaristica e prima della benedizione finale, un momento in cui molte chiese danno gli avvisi. Il popolo è invitato a rispondere sì a ciascuna domanda. Qualcuno decide di non farlo. Sta bene così».

Sempre la Cna fa riferimento ad almeno un paio di documenti ufficiali della Chiesa (in particolare l’Ordinamento generale del Messale romano e la costituzione apostolica Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II) da cui emergerebbe che non è proprio lecito aggiungere alla liturgia o inserire nella Messa quel che si vuole. Tuttavia, ribadisce l’agenzia di informazione cattolica americana, l’arcidiocesi di New York non ha voluto prendere posizione sull’iniziativa.

Si legge ancora nell’articolo:

«Già in passato la parrocchia [di San Francesco Saverio] è stata al centro di controversie. Nel 2010, un gruppo di parrocchiani che aveva preso parte alla parata del New York City Gay Pride ha avuto indicazioni dall’arcidiocesi do New York di omettere il nome della parrocchia dalla bandiera che portava con sé. Il gruppo si è adeguato, e continua a partecipare alla marcia, sebbene da allora secondo quanto riferito l’arcidiocesi non sia più intervenuta per proibire l’uso del nome della parrocchia sull’insegna».

Foto da sfxavier.org/