A 11 anni batteva Zambrotta. Oggi ha indovinato il campione misterioso, Schmelzer

Giocava a Como quand’era ragazzino, poi le troppe espulsioni lo hanno allontanato dal calcio. È Luca Moltrasio, milanista adottato dalla Brianza, che ha indovinato il profilo pubblicato ieri.

Avete risposto in tanti al profilo pubblicato ieri, dedicato appunto al terzino del Borussia Dortmund. A vincere è stato Luca Moltrasio, intervistato subito da noi. Appuntamento a lunedì, per un nuovo profilo da indovinare.

Cernobbio, su un campo polveroso della provincia comasca un giovanissimo Gianluca Zambrotta veste la maglia dell’Arebbio per affrontare la compagine locale, nella semifinale torneo Moscatelli del 1988. Di fronte a lui, una promessa del calcio lariano: Luca Moltrasio. Un match tiratissimo alla fine premia il club di Luca, vittorioso per 3 a 1: poco importa guardare che, se a distanza di 24 anni il suo rivale è diventato un professionista del pallone e ha vinto la Coppa del Mondo, Moltrasio ora fa lo psichiatra all’ospedale di Monza, e da qualche anno ha dovuto abbandonare il calcio agonistico. Oggi, come allora, Luca è stato il migliore, e battendo la concorrenza di tanti nostri lettori ha indovinato per primo l’ultimo campione misterioso pubblicato: Marcel Schmelzer, terzino del Borussia Dortmund.

Un rapporto turbolento quello di Luca con il mondo del pallone: è vero, il calcio è sempre stata la grande passione coltivata in famiglia coi fratelli, ma quando poi si è trasferita sul campo i risultati sono stati spesso burrascosi. «Facendo un paio di calcoli, forse sono state più le giornate di squalifica che mi sono preso di quelle che effettivamente ho giocato», rivela Luca, spiegando di tante partite dove andò sotto la doccia prima del previsto. L’ultima, lo vide protagonista di un gesto istintivo che gli costò 12 giornate di squalifica: in un momento di foga, se la prese con l’arbitro e gli schiacciò un piede. «Ero pure recidivo, quindi la società mi allungò la squalifica. Da allora ho smesso di giocare seriamente a pallone. D’altronde, sono fatto così: reggo poco la tensione di una partita».

Un addio che gli lasciò un grande vuoto dentro, che tentava di riempire studiando medicina. Così, qualche anno fa provò a mettere insieme una squadra di amici: «Se non posso giocare, almeno spero di poter fare l’allenatore». Allenamenti dopo il lavoro, poco talento su cui fare affidamento ma tanta voglia di divertirsi. Così nacque una squadretta di calcio a 7, iscritta ai campionati del Csi. Ma i risultati sono scarsi: «Devo essere sincero, erano 4 cadaveri, c’era ben poco da fare». Tra le fila di quella squadra, anche Samuele Sanvito di Tempi: «Gli faccio gli auguri, oggi compie gli anni. Lui è stato uno dei massimi talenti inespressi del calcio brianzolo. Inespressi perché in quell’ambito era impossibile una sua espressione!».

Ora è sposato, vive in Brianza e ha una bambina di 5 anni. E se qualcuno crede che ora si potrà godere un po’ di tranquillità con gli affetti domestici, si sbaglia di grosso. Anche in casa infatti, per Luca è ogni volta una guerra calcistica: il suo cuore rossonero deve fare i conti con la fede atalantina della consorte Barbara e con le scelte, a sorpresa, interiste della piccola Camilla. «Lei è quella che ci crede di più: è riuscita persino a costringermi a tenere sul mio cellulare la foto di Zanetti. Non sai quanto mi vergogno… Lo scorso marzo, ho portato tutte e due a San Siro a vedere Inter-Atalanta: sul rigore di Milito ho dovuto dividerle!».

E gli Europei? «Li sto seguendo poco, perché fino a settimana scorsa ero in Spagna. Ma da là ho potuto vedere comunque il match dell’Italia». Nell’hotel iberico dov’era in vacanza ha seguito la partita da tifoso in trasferta, tra le tante chiacchiere dei tifosi spagnoli: «Credono di essere di gran lunga superiori, quindi parlano in continuazione: alla fine è stato un bel 1-1, e me lo sono goduto. Per quanto riguarda la nostra squadra, sono abbastanza deluso: siamo un gruppo di perbenisti e marchettari. Credo che alla fine vincerà la Germania».