Giù le mani da “It’s coming home”, dannati storpiatori
Ć un inno allāessenza del tifo, Itās coming home, e forse conoscere testo e storia di questa canzone darebbe un poā più merito al suo ritornello, che tanto viene motteggiato (Ā«Itās coming RomeĀ»ā¦) in questi giorni su social e giornali a seguito del successo dellāItalia sullāInghilterra nella finale degli Europei.
E sebbene sia diventato un semplice inno ripetuto quasi alla nausea dai tifosi dei Three Lions durante questo mese di partite, il messaggio che manda ĆØ tuttāaltro che trionfalistico e celebrativo, ma anzi tanto triste da essere bello, nostalgico dei successi di un tempo eppure carico di promesse, quelle con cui ogni tifoso (e ogni uomo!) può guardare al suo domani calcistico.
Il cantico delle frane sportive
Ā«Itās coming homeĀ» ĆØ nata nel ā96, quando il calcio ātornava a casaā perchĆ© lāInghilterra riotteneva lāorganizzazione di una grande competizione dopo il successo nel Mondiale casalingo del ā66. In mezzo, trentāanni di frane sportive e pessime figure. Per lāoccasione la Football Association commissionò la canzone a Ian Broudie (voce dei Lightning Seeds) e a due comici (David Baddiel e Frank Skinner, che in tv avevano un programma sul calcio), che inventarono una canzone volutamente dai toni malinconici:
Ā«Everyone seems to know the score / They’ve seen it all before / They just know / Theyāre so sure / That England’s gonna throw it away / Gonna blow it awayĀ» (Ā«Tutti sembrano giĆ conoscere il risultato / giĆ lo hanno visto in passato / GiĆ lo sanno / ne sono cosƬ sicuri / che lāInghilterra butterĆ via lāoccasione / la spazzerĆ viaĀ»).
«Lo canteranno solo i tifosi»
Eppure, dice la canzone, Ā«Thirty years of hurt / never stopped me dreamingĀ» (Ā«trentāanni di dolore / non mi hanno mai impedito di sognareĀ»), e i grandi momenti del passato – si parla ad esempio del Mondiale del ā66, o del quarto posto a Italia ā90 – sono lƬ a dimostrarlo e a infiammare anche la più utopica fiducia nel futuro.Ā
Ć, insomma, lāessenza del tifo e della vita, aspettare quando i risultati si faranno più propizi, mandare giù le delusioni e cercare al fondo di esse un poā di speranza. Quando questa canzone fu composta, la FA propose agli autori di avere qualche calciatore della nazionale a cantarla, ma Broudie rifiutò, perchĆ©, diceva, doveva essere un inno solo dei tifosi Ā«che, per il 90 per cento delle volte, significa perdere. Gran parte dellāessere tifosi di calcio ĆØ delusioneĀ».
Europei e la speranza dei 78 mila
Mentre David Baddiel, anche lui autore del testo, ricorda che la canzone gioca su qualcosa di magico, ovvero Ā«sul presumere che perderemo, ragionevolmente, basato sullāesperienza, ma anche sulla speranza che invece ciò non succederĆ Ā», basata su una storia intessuta di delusioni e sconfitte, ma pure di Ā«quei frammenti di gloria del calcio inglese che, al di sopra e al di lĆ della propria razionalitĆ , ti danno speranzaĀ».
Per questo, diceva Baddiel al Guardian, sentirla cantare a tutta Wembley ĆØ straordinario: «à una canzone ottimista, ma conserva in tutto qualcosa di malinconico e fragile. La prima volta che l’ho sentita cantare da 78.000 persone ho potuto sentire anche questo: il dolore e la speranza, oltre che la gioiaĀ».
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