Uova fatali. O del conformismo staliniano che genera mostri anche fra noi

Un racconto di Bulgakov che dipinge in maniera perfetta le ipnosi collettive dell’epoca sovietica. E alcuni fenomeni italiani che le ricordano da vicino

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Pubblichiamo la rubrica di Pier Giacomo Ghirardini contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Spero di non urtare la sensibilità di nessuno se affermo che Stalin, al secolo Iosif Vissarionovič Džugašvili, non può essere preso come modello di tolleranza: ciò nonostante resta un mistero come lo scrittore Michail Afanas’evič Bulgakov, pur scontando persecuzioni all’epoca del dittatore georgiano, sia riuscito non solo a salvare la ghirba ma anche a pubblicare opere sostanzialmente demistificatorie del potere. Ah, non ci sono più i tiranni rossi di una volta! E che dire degli scrittori di oggi, che preferiscono la Leopolda al pur sempre formativo gulag!

Fra le opere dell’autore del Maestro e Margherita c’è un racconto satirico che raccomando a tutti: Uova fatali. La trama è uno spasso. Il professor Persikov, direttore dell’Istituto di Zoologia di Mosca, scopre che le amebe esposte al raggio rosso del microscopio elettronico proliferano in modo fulmineo, crescendo enormemente. Informa il suo collaboratore Ivanov che costruisce con lenti varie altri apparecchi con raggi sempre più grandi e si conducono esperimenti positivi su uova di rana.

Ora nell’Urss tutte le galline muoiono per una peste misteriosa e le autorità richiedono a Persikov le apparecchiature per avviare una produzione accelerata di galline, partendo dalle uova, presso il sovchoz “Raggio Rosso”. Ma invece di uova di gallina a questo collettivistico opificio vengono consegnate uova di rettili schifosissimi: sottoposte al trattamento del raggio rosso produrranno velocissimamente serpenti e altri anfibi e lissanfibi, grandi e grossi e cattivi come dinosauri, che si metteranno a divorar cristiani come bagigi, in un crescendo à la Jurassic Park.

Lessi il racconto al tempo del referendum di Segni, e la cosa che mi aveva colpito era come la politica, la stampa e la pubblica opinione del tempo fossero in preda al medesimo conformismo delirante della Russia stalinista descritta da Bulgakov. Tutti erano estasiati fino al deliquio dalla misteriosa inversione fra esse dolce e sonora nell’eloquio sardo dalla virtus dormitiva di Mariotto.

Per giungere a una ipnosi collettiva di paragonabile entità bisognerà aspettare il governo Monti, dal taumaturgico loden. Oggi un nuovo fenomeno di frenesia mimetica, per definizione unanime come ci ricorda René Girard, persuade tanto la comunità politica ed economica italiana quanto i pensionati della Cgil, tutti senza eccezione: nessuna evidenza può scuotere la fede nelle magnifiche sorti e progressive del nuovo corso.

Le uova sono state messe, per la terza volta, sotto il raggio rosso e si sono dischiuse. Come si dice in questi casi… vai avanti tu che mi scappa da ridere.

Foto uova da Shutterstock


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