La Turchia rimpatria i foreign fighter. Che cosa intende fare l’Europa?

Questa settimana, oltre 20 terroristi dell’Isis torneranno in Europa dalla Siria. I paesi Ue sono divisi sul loro destino. Ci vorrebbe una «Norimberga europea» ma Bruxelles non si pone neanche il problema

Spose dell'Isis

La Turchia ha iniziato a deportare nei paesi d’origine i jihadisti che si sono recati in Siria per combattere con lo Stato islamico. Un americano, un tedesco e un danese sono già stati espulsi ieri, mentre un’altra dozzina di persone sarà deportata entro la fine della settimana.

Dopo l’invasione del nord-est della Siria, la cacciata dei curdi e l’accordo con gli Stati Uniti, avallato da Russia e Siria, di creare una zona cuscinetto al confine, la Turchia ha iniziato a gestire diversi centri di detenzione in Siria dove sono incarcerati i militanti dell’Isis sconfitti e arrestati dalle forze curde a inizio anno. Su oltre 60 mila jihadisti detenuti, secondo la Croce rossa internazionale, gli europei sarebbero circa 2.200 e la Turchia ne ha presi al momento in custodia 1.500. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha avvisato l’Europa che saranno rimpatriati. A molti foreign fighter paesi come Gran Bretagna e Francia hanno tolto la cittadinanza, ma Ankara ha detto che saranno egualmente espulsi.

L’OLANDA RIPRENDE ALMENO I BAMBINI

Ieri una corte olandese ha stabilito che i Paesi Bassi devono riprendere almeno i figli dei foreign fighter olandesi catturati in Siria. A fronte di 55 terroristi, sarebbero almeno 90 i bambini in questione. Una novantina circa di italiani o di jihadisti stranieri transitati dall’Italia potrebbero rientrare nel nostro paese. Un bambino albanese, sequestrato nel 2014 all’età di 6 anni dalla madre e portato in Siria da Barzago (Lecco), strappandolo al padre, è stato già ritrovato in un campo profughi ed è tornato in Italia.

La complessità della situazione è ben evidenziata anche dal caso del cittadino americano deportato dalla Turchia. L’uomo si è trovato per ore nella zona franca di poche decine di metri tra Turchia e Grecia in una specie di limbo, mentre nessuno dei due paesi accettava di farlo entrare nei propri confini.

L’UNIONE EUROPEA COME SEMPRE È ASSENTE

Per quanto sia comprensibile l’indisponibilità di molti paesi europei a riprendere in casa propria dei jihadisti, l’Unione Europea ha un’occasione unica per affrontare a viso duro il problema del terrorismo islamico in Europa. Alcuni esperti, come Gian Micalessin, hanno lanciato l’idea di una «Norimberga europea» per «interrogare, giudicare e condannare i colpevoli degli orrori dell’Isis» e per «individuare i loro complici rientrati in Europa. Solo così potremo dire di aver vinto la guerra all’Isis». Ma ancora una volta, i paesi europei non sembrano in grado di tenere una posizione comune. Il dramma, però, è che non la stanno neanche ricercando.

Foto Ansa