Tunisia: cacciato Ben Ali, i soprusi della polizia persistono impuniti

Il regime di Ben Ali è caduto il 14 gennaio ma i soprusi della polizia persistono. Lo rivela un rapporto realizzato dall’Associazione tunisina per i diritti umani, che riporta casi in cui la polizia, arbitrariamente, ha picchiato e arrestato manifestanti pacifici. E ancora nessuna indagine sui poliziotti responsabili dei 300 morti nella rivoluzione tunisina

In Tunisia, dal punto di vista delle violenze commesse dalla polizia in modo indiscriminato, non è cambiato niente rispetto ai “tempi bui” del regime di Ben Ali, caduto dopo le proteste popolari del 14 gennaio e volato in Arabia Saudita per sfuggire ai processi. Lo afferma un rapporto realizzato dall’Associazione tunisina per i diritti umani (Ldth) per la Federazione internazionale delle associazioni dei diritti dell’uomo (Fidh), che è stato consegnato oggi al Primo ministro della Tunisia Beji Caid Essebsi.

Il rapporto racconta singoli casi avvenuti tra febbraio e aprile e in occasione della repressione della pacifica manifestazione del 6 e 7 maggio a Tunisi, quando si sono verificati “pratiche di estrema violenza” e “arresti arbitrari di manifestanti” messi in atto da “poliziotti dal volto coperto con passamontagna”. La presenza di “brigate della polizia venute in aiuto a Tunisi [da altre regioni], che hanno agito su indicazioni della polizia locale, dimostra il carattere organizzato della repressione“, continua il rapporto.

Ezzedin Guimouar, 55 anni, venditore ambulante, non aveva mai partecipato ad alcuna manifestazione prima di quella pacifica lungo via Habib-Bourguiba a Tunisi a marzo. Lì è stato arrestato da “una dozzina di poliziotti in divisa nera e passamontagna, condotto in un commissariato vicino al ministero degli Interni e picchiato fino a perdere conoscenza”. Mohammed Nasser Dhibi, disoccupato, è stato picchiato a Tunisi con un “bastone ad alta tensione elettrica” con cui la polizia l’ha colpito sulla testa e nei genitali per avere “occupato” la piazza della Kasbah. A Siliana, il gestore di una pizzeria è stato preso di mira dalla polizia perché “dopo il 14 gennaio non voleva più lasciarli mangiare senza pagare”. Sono solo alcuni casi descritti nel rapporto, che si aggiungono a quelli di altri manifestanti, giornalisti e fotografi picchiati e arrestati per aver manifestato in piazza dopo la cacciata di Ben Ali o per aver tentato di riportare quanto stava accadendo.

Secondo il rapporto, il ministro degli Interni, Habid Essid, non ha contestato nessuno di questi fatti, “che ogni volta vengono sminuiti e attribuiti a pratiche isolate ereditate dalle cattive abitudini del passato, quando la tortura veniva sistematicamente praticata nella totale impunità”. Fidh ammette che sono in atto alcuni tentativi per cambiare la situazione ma denuncia “l’impunità che persiste“, la polizia che interviene solo quando è in pericolo un membro della tribù di appartenenza, e l’assenza totale, fino ad ora, di un’indagine sui poliziotti implicati nell’uccisione di oltre 300 manifestanti durante la rivolta tunisina.