«Amore, vuoi sposarmi?». «Ho scoperto di essere tua madre». Tranquilli, è solo un libro. Per adesso

Lucetta Scaraffia recensisce “Tu dentro di me” della scrittrice Emilia Costantini. Un libro del 2009 che porta a galla un problema di domani. E forse anche di oggi

Sull’edizione dell’Osservatore Romano di venerdì scorso, Lucetta Scaraffia ha recensito due libri di Emilia Costantini, una scrittrice che è anche giornalista, quindi proprio per questo portata a ispirarsi a storie successe veramente. Uno dei romanzi è Tu dentro di me (Reggio Emilia, Aliberti editore, 2009, pagine 204, euro 16).

LA TRAMA. «Narra l’incontro fra una donna ancora giovane, bella, e un ragazzo di vent’anni che si sentono attratti in modo inspiegabile e trascinante in una passione che semina rovina nelle loro vite», scrive Scaraffia. «Si scoprirà ben presto che dietro a quel sentimento che li calamita l’uno verso l’altro sta un episodio nascosto della vita di entrambi: lui è nato grazie all’apporto di una madre gestante, un utero in affitto, e proprio lei era stata quella gestante. Non si erano mai visti, nessuno dei due sapeva chi fosse l’altro, ma il tempo della gravidanza, passato in così stretta unione, non era passato senza lasciare traccia e l’incontro casuale era stato fatale. Una sorta di incesto che genera angosce e terrori, e che è realtà possibile, ma anche metafora di altri incesti resi possibili dalla procreazione assistita: quelli fra fratelli — figli di uno stesso donatore anonimo — che non si conoscono, quello fra un donatore di sperma e sua figlia, di cui ignorava l’esistenza».

NON SIAMO MACCHINE. L’autrice, scrive Scaraffia, «ci ricorda con questo romanzo che stiamo mettendo in atto processi terribili, di cui non conosciamo gli effetti, e di cui trascuriamo volontariamente la pericolosità. Non vogliamo infatti pensare alla possibilità che, in un momento successivo, quando i bambini nati dalla procreazione assistita sono cresciuti, le cellule si riconoscano affini — se pure in modo distorto — creando attrazioni imprevedibili, e intrecciando sul piano erotico-sentimentale legami che sono nati da natura ben diversa. Perché gli esseri umani non sono macchine, meccanismi su cui si può intervenire e che si possono controllare, ma hanno cuore e sentimenti, non sappiamo quanto dipendenti dalla realtà biologica del loro corpo. È quindi utile e interessante che qualcuno, e per questo bisogna essere grati a Emilia Costantini, ci metta di fronte a questa realtà che non vogliamo vedere».

IL MERCATO DEGLI ORGANI. L’ultimo libro dell’autrice si intitola Quel segno sulla fronte (Reggio Emilia, Imprimatur, 2014, pagine 256, euro 15). Rivela la drammatica sorte dei bambini abbandonati per strada o negli orfanotrofi nei paesi poveri, che talvolta, portati via con finte carte di adozione, sono invece destinati al mercato degli organi. «Temi coraggiosi, che nessuno vuole pubblicare. Il vero motivo di questa emarginazione — che non conoscono romanzi ben più modesti e prevedibili — sta nel desiderio di dimenticare i problemi che essi sottendono, nel fatto che non vogliamo credere che questi passi in avanti nel progresso scientifico comportino costi da pagare e significhino trasformazioni — talvolta inquietanti — nei rapporti umani e nella società».