«Pubblico non è solo statale. Il Canton Ticino aiuti le famiglie con figli alle scuole private»

Intervista a Sergio Morisoli, deputato di Area Liberale della Svizzera italiana: «Anche qui, come da voi, che manda i figli alle private paga due volte. Occorre riequilibrare con sgravi fiscali»

Balla tra i 40 e i 52 milioni di franchi l’anno la cifra che le scuole private fanno risparmiare ogni anno alle casse pubbliche. Siamo in Canton Ticino, dove, il rapporto tra istruzione statale e privata è simile a quello italiano. Da una parte 55 mila studenti che scelgono istituti pubblici, dall’altra meno di 4 mila che vanno dai privati. E che però ora chiedono di essere aiutati dallo Stato con sgravi e deduzioni. «Il servizio che le private offrono non fa affatto concorrenza a quello pubblico, ma genera un risparmio notevole per lo Stato», spiega a tempi.it Sergio Morisoli, deputato di Area Liberale del parlamento di Bellinzona. Da qualche giorno Morisoli si è mosso con un’iniziativa parlamentare per chiedere deduzioni per le famiglie che iscrivono i propri figli ad un istituto non statale, riaccendendo un dibattito che già nel 2001 fu chiuso con una pesante sconfitta per il fronte privato.

Morisoli, il tema della libertà scolastica è storico nel Canton Ticino. Il popolo però 12 anni fa si espresse chiaramente…
Sì, il 75% dei cittadini si espresse chiaramente in questo senso: la scuola e l’educazione sono un compito pubblico, ma deve essere lo Stato a farlo. Aiutare direttamente gli istituti privati qui è impensabile, credevamo che almeno si potesse proporre agevolazioni per le famiglie. Ma niente da fare.

Perché allora tornare alla carica 12 anni dopo?
In questi anni la scuola statale non ha subito la trasformazione che ci si aspettava: non sembrano aver giovato affatto dei 4-5 milioni di franchi all’anno che furono risparmiati all’epoca con il voto e che furono convogliati nelle casse delle scuole pubbliche. La scuola statale è in crisi, ogni voce vuole dire la sua, ci sono percorsi formativi diversi, ognuno riesce a guardare solo al suo piccolo orizzonte. Dodici anni dopo cosa è stato fatto con quei soldi? Nulla. Il cittadino ora ha gli elementi per rendersi conto che ciò per cui aveva votato allora non è stato esaudito. Per questo, dico io, forse è giunto il momento di ridefinire cos’è la scuola pubblica: a fornire un servizio che giova a tutti sono sì gli istituti statali, ma anche quelli che non sono dello Stato.

La sua iniziativa parla poi chiaramente di fisco ingiusto.
Sì, perché il cittadino che sceglie di mandare il figlio in una privata è trattato in modo iniquo: paga le imposte, da dove vengono presi soldi per sostenere la scuola statale, un servizio di cui non beneficia. E in più deve pure pagare le rette delle private. Ciò che proponiamo quindi non sono voucher, ticket o aiuti, ma semplicemente un “alleggerimento” fiscale. Sono tre le forme possibili: detrarre le spese delle rette dal reddito imponibile, maggiorare le deduzioni che di diritto spettano alle famiglie per ogni figlio a carico, oppure considerare le rette liberalità a enti di interesse pubblico e non a scopo lucrativo. È un po’ come il 5 per mille italiano, che da noi però è tarato sul 10% dell’imponibile.

Quali sono state le reazioni alla sua iniziativa?
I grandi partiti non avevano interesse a ritirare fuori la questione. Però a sorpresa il partito liberale ha detto che può essere opportuno che il dibattito si riapra. Aperture si sono avute anche dal Partito Popolare democratico, che è un po’ l’erede del partito democristiano svizzero. Giovedì poi sul Giornale del Popolo è intervenuto un leader della Lega a sostegno dell’idea. Ecco, sorprendentemente qualche risposta è già arrivata.

Oltretutto in Svizzera le interazioni tra pubblico e privato sussistono con vantaggio per tutti i cittadini, specie nella sanità.
Anche questo è un elemento che è cambiato rispetto al 2001: allora la sanità ticinese stava come la scuola. Nessuno però oggi può dire che il trattamento che si riceve in una struttura privata sia diverso da quello che si ottiene in un ospedale pubblico. Tanto è vero che lo Stato le riconosce entrambe. Ora quindi chiedo: perché non saremmo maturi per fare questo passo anche nel mondo della scuola?

Perché quindi si ha così tanta paura di venire incontro alle scuole private?
Perché il più importante partito ticinese fino ad oggi, cioè il Partito Liberale Radicale, ha una forte componente anti-cattolica e quindi contraria alle scuole private. In origine, chiaramente, questi istituti nel Canton Ticino erano gestiti dagli ordini religiosi. Però chi ora critica le private è gente che probabilmente non mette piede in una scuola simile da almeno due secoli: credo non ci sia più neanche un rettore in Canton Ticino che sia un sacerdote.