Statale Milano, sgomberata l’ex Cuem, la libreria fallita e da un anno occupata dagli antagonisti

Rifiutano di partecipare ai bandi, si rendono protagonisti di atti vandalici, vi organizzano feste notturne. Però protestano se il rettore fa sgomberare l’aula.

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Milano, sgomberata in Statale l’ex libreria fallita Cuem, la Cooperativa universitaria editrice milanese. Da più di un anno, dopo il fallimento della libreria, l’aula era stata abusivamente occupata da gruppi antagonisti vicini ai centri sociali e qualche studente; gli stessi che ieri hanno tentato di rioccupare l’aula dopo lo sgombero di sabato. Gli abituè di quei locali interni all’ateneo, come spiegato nella lettera agli studenti del rettore Gianluca Vago, si sono resi protagonisti durante tutto l’ultimo anno di «continui episodi di vandalismo» contro l’edificio, ma anche di minacce ai dipendenti ed erano soliti organizzare feste notturne negli spazi dell’università. Niente a che fare, insomma, con le normali attività didattiche o extradidattiche legate alla quotidiana vita universitaria, che possano giustificare l’utilizzo di un’aula.

OCCUPAZIONE. «La nostra sede ha subito il sopruso dell’occupazione forzata per oltre un anno», ha precisato Vago. Lo scorso novembre, inoltre, c’è stata la «delibera, sostenuta dagli studenti, per assegnare gli spazi a una regolare associazione studentesca. Ma gli occupanti rifiutano di partecipare al bando. E continuano episodi di vandalismo. Così ho autorizzato lo sgombero senza polizia». Soltanto che ieri gli occupanti hanno provato a riprendersi i locali e la questura è stata avvisata «per il ripristino della legalità». Venerdì è previsto un intervento del rettore in aula magna e si temono nuove azioni da parte degli occupanti.

COSTRUIRE. «Dove loro distruggono, noi ricostruiremo», recitava, ieri, uno striscione dei manifestanti solidali al gruppo dell’ex Cuem, mentre la stragrande maggioranza degli studenti era impegnata a lezione e nelle aule studio. Una frase che ha colpito una studentessa dell’ateneo milanese che, in quel momento, stava assistendo a un incontro in facoltà e che ha scritto una lettera al Corriere della Sera, dicendo: «Anche a noi sta a cuore costruire e lottare per sfruttare appieno questi anni di formazione». Ma ha aggiunto: «Costruisce chi ha qualcosa da dire, da offrire, non da distruggere. E affermare è più difficile che distruggere, perché richiede un senso ed esige un sacrificio».

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