Siria. I jihadisti strappano ai ribelli il controllo di Idlib

Dopo nove giorni di combattimenti, la Turchia ha obbligato i ribelli a firmare un accordo di pace con i terroristi legati ad Al-Qaeda di Tahrir al-Sham. Si teme ora che possa saltare l’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca

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Dopo nove giorni di scontri a fuoco, i ribelli “moderati” sostenuti dalla Turchia hanno dovuto cedere il controllo delle aree principali della provincia di Idlib, nel nord-ovest della Siria, ai jihadisti. La milizia islamica Tahrir al-Sham, legata ad Al-Qaeda, è nella lista nera dei gruppi terroristici di Stati Uniti e Turchia. Il gruppo ha strappato un accordo di pace che riconosce come legittimo il suo controllo del territorio attraverso il Governo di Salvezza.

 

A RISCHIO L’ACCORDO TRA ERDOGAN E PUTIN

Come riporta Reuters, la Turchia ha costretto i ribelli a firmare l’accordo per evitare che esplodesse un conflitto su larga scala. Si teme ora che possa saltare l’accordo raggiunto mesi fa da Ankara e Mosca: per evitare un assalto della provincia da parte di Russia e Siria, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan fece da garante, promettendo di disarmare i jihadisti e allontanarli da una zona cuscinetto tra Idlib e il resto della Siria. Secondo il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ora «non sarà facile» far rispettare l’accordo, anche se finora «lo abbiamo implementato con successo».

CRISTIANI IN MEZZO AI JIHADISTI

Nell’ultima roccaforte dei jihadisti in Siria vive ancora una sparuta comunità di cristiani, sostenuta dalla presenza di due religiosi, frati della Custodia di Terra Santa: padre Hanna Jallouf e padre Louai Bsharat. «La situazione è grave, ma restiamo qui», aveva dichiarato in un’intervista a settembre padre Hanna. «Ai fondamentalisti diciamo che siamo cristiani e lo resteremo fino alla morte. I nostri avi sono nati e morti qui. Così faremo anche noi».

«Ringraziamo il Signore che siamo ancora vivi», continuava padre Hanna. «Non sappiamo come andrà a finire: i ribelli non intendono né arrendersi né ritirarsi. Se lo facessero tutti noi che viviamo qui, cristiani e musulmani, ne trarremmo giovamento. Anche i nostri fratelli musulmani soffrono molto. Vengono costretti ad andare in moschea e a seguire pratiche che sono solo nella mente di questi fanatici».

Foto Ansa

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