Nel 2019 finirà la guerra in Siria? Le possibili conseguenze del ritiro americano

Donald Trump ha fatto marcia indietro, annunciando un «prudente» ritorno a casa dei 2.000 soldati Usa. I curdi potrebbero chiedere la protezione di Assad e Russia contro la Turchia

Donald Trump ha tirato il freno a mano sul ritiro delle truppe americane dalla Siria, spiegando in un tweet che avverrà in modo «prudente». Domenica il consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, John Bolton, aveva anche affermato in Israele che il ritiro ci sarebbe stato solo dopo la sconfitta definitiva dell’Isis e la messa in sicurezza delle forze curde siriane alleate di Washington. La partita del ritiro americano coinvolge tutti i principali attori della guerra siriana: il governo di Bashar al-Assad, sostenuto da Iran e Russia, la Turchia, che appoggia i ribelli e vuole eliminare i curdi, e infine Israele, che si sente garantita dalla presenza degli Stati Uniti contro l’espansione delle milizie iraniane.

LE MOSSE DI ASSAD

Il territorio ora occupato dalle milizie curde, armate e appoggiate dagli Stati Uniti per sconfiggere l’Isis, è racchiuso a nord dalla Turchia, a ovest dal fiume Eufrate e a est dal confine con l’Iraq. Si tratta di un’area ricca di petrolio e perfetta per la coltivazione di grano e orzo. La presenza nell’area di 2.000 soldati americani, e il sostegno offerto da questi ai curdi, ha impedito finora sia alla Turchia che all’esercito siriano di occupare la zona.

Se gli americani si ritirassero, spiega Ayham Kamel dell’Eurasia Group all’Associated Press, «più niente impedirebbe ad Assad di riconquistare l’area». Le milizie curde Ypg avrebbero tutto l’interesse a trovare un accordo con Damasco e Mosca per difendersi dalla Turchia, che le considera alleate dei terroristi del Pkk. Assad estenderebbe così il controllo su tutto il paese, tranne la provincia di Idlib, accelerando il ritorno alla normalità. Non è un caso se gli Emirati Arabi Uniti, che hanno sostenuto la ribellione e i terroristi nella guerra contro Assad, abbiano deciso di riaprire l’ambasciata a Damasco, ritenendo ormai improbabile la caduta del presidente.

TURCHIA E RUSSIA

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan vorrebbe scacciare i curdi e ha già offerto agli Stati Uniti di sostituirsi alle milizie Ypg per sconfiggere in via definitiva le sacche di jihadisti ancora rimaste in Siria. Gli Usa però non vedono di buon occhio questa soluzione, che non sarebbe facile da realizzare neanche per Ankara. «Un’operazione turca non è negli interessi della Russia», spiega l’analista russo Yury Barmin. «Destabilizzerebbe la situazione e metterebbe a rischio gli accordi su Idlib. Se la Turchia decidesse di occupare le aree curde, dovrebbe inevitabilmente scontrarsi con Mosca e Teheran». La prospettiva non piace a nessuno degli attori in gioco.

Se molte tribù arabe del nord e dell’est della Siria spingono perché Assad torni a controllare l’area, non vedendo di buon occhio l’espansione curda, Israele è preoccupata che il ritorno di Damasco faciliti la libertà di movimento delle truppe iraniane e i loro legami con gli sciiti in Iraq e Libano. Il 2019 sarà un anno chiave per risolvere il puzzle siriano, nella speranza che tutte le fazioni in gioco siano disposte a trovare un accordo politico.