Siria, l’ambasciatore Romano: «Sicuri che il paese stia con i ribelli contro il regime di Assad?»

Sergio Romano solleva sul Corriere della Sera forti dubbi sull’opportunità di un intervento armato contro Damasco: in una guerra civile bisogna conoscere bene i due fronti prima di schierarsi

L’ambasciatore e storico Sergio Romano solleva oggi nella rubrica delle lettere del Corriere della Sera alcuni interrogativi sulla crisi siriana che una parte della comunità internazionale – soprattutto quella favorevole all’ipotesi di un intervento armato americano contro il regime di Damasco – si ostina a ignorare. «Come può il mondo permettere ad Assad di continuare a restare a capo di un Paese che non lo vuole? Come essere sicuri che Assad non continuerà a usare i gas contro la popolazione?», domanda la lettrice a Romano.

ISLAMISTI E CRISTIANI UNITI? Innanzitutto, risponde lui, prima di valutare la possibilità di attaccare il dittatore siriano bisognerebbe accertarsi se davvero «l’intero Paese gli sia nemico». Spiega Romano che «la Siria è un mosaico etnico composto di arabi, curdi, drusi e, sul piano religioso, di sunniti, alawiti (una branca della Shia), cristiani appartenenti a tutte le diverse denominazioni del Levante». E risulta difficile credere che «i cristiani di Maloula, Damasco e Aleppo (circa il 10% della popolazione) siano pronti a fare causa comune con i ribelli», visto che le file di questi ultimi brulicano di «milizie di Al Qaeda, decise a lottare per un califfato arabo-sunnita in cui non vi sarebbe spazio per le minoranze eterodosse». Altrettanto difficile, continua l’ex diplomatico italiano, è immaginare che «la borghesia degli affari (ora rifugiata a Beirut) preferisca la Fratellanza musulmana al sistema autoritario, ma laico degli Assad». In Siria in corso una guerra civile, avverte Romano: «Siamo sicuri di conoscere bene i due fronti e di sapere quale dei due meriti il nostro appoggio?».

IL FRATELLO DEL TIRANNO. Anche in merito al presunto uso dei gas contro la popolazione da parte del regime, secondo Romano, bisogna valutare tutte le sfumature prima di trarre una conclusione. Bashar el Assad infatti non è «interamente padrone del sistema politico e militare siriano», scrive il giornalista. Naturalmente egli non può essere ritenuto «privo di colpe», ma «al vertice del regime vi è una oligarchia famigliare in cui qualcuno può agire, in alcune circostanze, mettendo il presidente di fronte a un fatto compiuto». Romano cita in particolare il fratello di Bashar, Maher, che «comanda la guardia repubblicana, avrebbe avuto un sanguinoso scontro con il cognato Assef Shawkat, ministro della Difesa, e sarebbe responsabile, secondo fonti arabe, sia della morte di Rafik Hariri, l’ex premier libanese assassinato a Beirut nel febbraio 2005, sia dell’impiego delle armi chimiche». Se questo sospetto fosse verificato, aggiunge Romano, «la proposta russa di affidare all’Onu la custodia dell’arsenale chimico» potrebbe addirittura rivelarsi un «un’ancora di salvezza» per Assad, «il modo migliore per sbarazzarsi del fratello».

IL RAPPORTO ONU SUI GAS. Sempre a proposito di gas e Nazioni Unite, ieri è stato consegnato al segretario generale Ban Ki-moon il rapporto degli ispettori dell’Onu sulle stragi chimiche in Siria. Una relazione che secondo la maggior parte degli osservatori è stata resa praticamente innocua dalla «necessità di tener conto di veti ed equilibri diplomatici che dominano all’interno del Palazzo di vetro», scrive il Corriere. Nelle 41 pagine redatte, infatti, i tecnici delle Nazioni Unite non incolpano nessuno in maniera diretta, né il regime di Damasco né i ribelli: hanno semplicemente verificato l’effettivo impiego di armi chimiche nella strage del 21 agosto a Ghouta, concludendo che il gas contenuto nei missili terra-terra utilizzati era effettivamente il micidiale sarin, reso particolarmente letale (1.400 civili uccisi) dalle condizioni ambientali. A suggerire il regime siriano come il probabile responsabile del crimine di guerra, ci sono nel rapporto Onu solo valutazioni balistiche e militari. Le scritte in cirillico trovate sui pezzi dei razzi recuperati nella zona, invece, provano sì che si tratta di armi fornite dai russi ad Assad, ma non escludono che siano stati i ribelli a impossessarsene e a usarle. Magari proprio per provocare l’indignazione del mondo nei confronti di Damasco.

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