Se le scuole paritarie pagheranno l’Imu, crollerà il sistema scolastico italiano

Oggi si decide l’Imu per le attività della Chiesa, a rischio anche scuole paritarie e no profit. «Senza gli istituti paritari di ispirazione cattolica, il comparto dell’istruzione pubblica crollerebbe».

Oggi si vota in Commissione industria al Senato la questione dell’Imu (la nuova Ici) per gli immobili della Chiesa in base alla loro «modalità commerciale». Il rischio è che anche il «no profit» e le scuole cattoliche vengano soggette al pagamento della tassa, nonostante più voci, tra cui Schifani e Napolitano, abbiano ricordato che il contributo dei cattolici «nei campi della cooperazione, educazione, istruzione e assistenza sanitaria e sociale a favore di quanti vivevano in condizione di povertà e precarietà sociale ed economica» è stato «rilevante» negli anni.

“Sarebbe incomprensibile applicare l’Imu al comparto del no profit cattolico, che svolge un preziosissimo ruolo di sussidiarietà nei confronti di uno Stato sempre più povero di risorse. La Chiesa italiana, nel suo volto migliore, offre indispensabili supporti sociali: volontariato, assistenza sanitaria, mense. Soprattutto scuole. Ed è qui forse il punto più urgente da affrontare” (Corriere, p. 36).

“Senza gli istituti paritari di ispirazione cattolica, il comparto dell’istruzione pubblica crollerebbe. Molti di loro, pagando l’Imu, fallirebbero. Ma perché le rette, nella gran parte dei casi, servono semplicemente a coprire il costo di gestione. Sia anche perché numerose scuole di ispirazione confessionale usano spazi ampi, per esempio ex conventi: e il calcolo della tassa produrrebbe cifre altissime. In più molti alunni (soprattutto figli di immigrati o di famiglie in difficoltà) non pagano rette per evidenti motivazioni etiche. Mettere in crisi tutto questo non sarebbe più uno strumento di giustizia tributaria ma produrrebbe un problema ancora più vasto: la fine di una parte stessa del sistema scolastico italiano” (Corriere, p. 36).