Scaglia, assolto dopo un anno agli arresti: «E chi non può permettersi buoni avvocati come me?»

Il fondatore ed ex ad di Fastweb: «È stata una battaglia durissima e inutile, nelle condizioni in cui ero ho dovuto faticare molto per far passare le mie ragioni»

Silvio Scaglia, fondatore e a lungo amministratore delegato di Fastweb, è stato assolto ieri sera dal tribunale di Roma. Dopo aver subìto un anno esatto di detenzione preventiva, «di cui tre mesi a Rebibbia e altri nove ai domiciliari in Valle d’Aosta», ricorda il manager in una intervista concessa alla Stampa. Scaglia era accusato di aver fatto parte della «più grande frode mai attuata in Italia» (qualcosa come 2 miliardi di euro destinati al riciclaggio transnazionale, un giro illecito di denaro organizzato secondo i pm da alcuni ex dirigenti Fastweb e Telecom Italia Sparkle negli anni 2003-2006), ma ieri i giudici della capitale gli hanno riconosciuto di «non aver commesso fatto». Insieme a lui sono stati assolti altri 6 imputati, mentre 18 sono le persone condannate.

«DEVE FAR RIFLETTERE». Come ricorda il Corriere della Sera, il 25 febbraio del 2010 fu lo stesso Scaglia, che all’epoca aveva già ceduto le sue quote di Fastweb, a tornare a Roma dall’estero, dove lavorava, per consegnarsi ai pm che avevano richiesto misure cautelari nei suoi confronti. Ma «nonostante fosse tornato spontaneamente per combattere la sua battaglia in tribunale – nota il quotidiano di via Solferino – gli inquirenti lo tennero in stato di arresto per 363 giorni (parte in carcere parte ai domiciliari)». L’assoluzione di ieri perciò «deve far riflettere su giustizia e istituto della carcerazione preventiva».

«TUTTI TI CREDONO COLPEVOLE». Ed è proprio quello fa Scaglia nell’intervista firmata da Francesco Manacorda per la Stampa. Infatti, pur dicendosi «molto contento di essere tornato volontariamente in Italia e di essermi sottoposto con fiducia alla nostra giustizia», l’ex Mr. Fastweb, oggi “rinato” come imprenditore ma in altri settori (moda e musica), ricorda tuttavia che la sua è stata una di quelle battaglie «quasi impossibili da combattere per le condizioni in cui uno si trova». «La cosa tremenda quando si finisce nella mia condizione – spiega Scaglia – è che tutti ti trattano immediatamente come un colpevole. Sull’onda di questa vicenda stavano anche per buttare via una grande azienda come Fastweb senza troppa attenzione. Sono cose che lasciano il segno sulle persone, ma anche sulle società».

«BATTAGLIA INUTILE». Anche per questo, il bilancio tra la non colpevolezza riconosciuta e le ingiustizie subite «ovviamente è negativo – insiste Scaglia – perché la mia battaglia è stata durissima e inutile, nel senso che per le condizioni in cui sono stato messo ho dovuto faticare molto per far passare le mie ragioni». E la vittoria è arrivata solo grazie al fatto che «mi sono potuto permettere i migliori avvocati», aggiunge. «Ma per tantissime persone che ho incontrato in prigione non è così. La metà delle persone che sono in carcere sono in attesa di giudizio e la metà circa di loro sono destinate a non essere poi condannate. Si tratta di decine di migliaia di individui, faccia lei i calcoli…». È questo sistema perverso di detenzione preventiva uno dei motivi principali per cui «le carceri sono un posto orribile», racconta Scaglia. «Il sovraffollamento, non a caso, è ciò di cui ci accusano in sede internazionale». La campagna per l’amnistia e l’indulto fatta propria dal presidente Napolitano è dunque «sacrosanta».