Rami e il dibattito «manipolato» sullo Ius soli

La cittadinanza al 13enne eroe e le forzature ideologiche di sinistra e M5s.

Il caso di Rami Shehata e Adam El Hamami, i due tredicenni eroi del bus dirottato e incendiato a San Donato Milanese, hanno riacceso in Italia il dibattito sullo Ius soli. In particolare esponenti del Pd come Graziano Delrio, Marco Minniti e Walter Veltroni (appoggiati dalla grancassa di Repubblica e da monsignor Paglia) hanno rilanciato la questione. «Quella legge serve», ha detto l’arcivescovo. «È una battaglia di civiltà», ha aggiunto il neosegretario Pd Nicola Zingaretti.

Il video del padre di Rami

Fatto salvo che il dibattito nulla toglie al gesto eroico dei due ragazzini (così come di quello dei loro due compagni italiani, dimenticati però dai media) ieri è stato pubblicato un video del padre di Rami che spiega di essere stato «manipolato dai giornalisti», cioè che sono stati i cronisti a insistere con lui e con il figlio perché chiedesse la cittadinanza. Ma lui – che è nel nostro paese da 18 anni e dunque avrebbe tutti i diritti per chiederla e ottenerla – non l’ha mai fatto. Insomma, Rami è stato “usato” dalla sinistra per sostenere una propria battaglia ideologica e politica. Questo, beninteso, a prescindere dal fatto che, eccezionalmente, il ragazzo di origini egiziane sia oggi meritevole di ottenere la cittadinanza. Motivo per cui il ministro Matteo Salvini ha deciso di concederla.

I numeri

La sinistra è fatta così, c’è poco da fare. Affronta le questioni solo da un punto di vista ideologico, senza fare i conti con la realtà. I numeri, ad esempio. Come spiegò il demografo Giancarlo Blangiardo,

«contrariamente a quanto si pensi e a quanto scrivono giornaloni come il Corriere della Sera, l’Italia nel 2015 è stato il primo paese in Europa per numero di cittadinanze concesse», ha dichiarato mostrando i grafici. «Dobbiamo sapere che l’Italia ha concesso 202 mila cittadinanze, più di qualunque altro paese europeo. A quanto pare la legge brutta e cattiva ci fa arrivare primi». Nel 2016, prevede il demografo, il numero si alzerà ancora di più e arriverà «intorno al 2025 a 400 mila cittadinanze circa concesse».
Perché sui giornali si leggono altri numeri? «Semplice», risponde Blangiardo. «Perché si parla sempre dei minori stranieri nati in Italia che richiedono la cittadinanza al compimento del 18° anno di età e mai dell’articolo 14 della nostra attuale legge. Questo prevede che quando i genitori stranieri risiedono da 10 anni sul suolo italiano, previa valutazione dei requisiti di integrazione, possono ottenere la cittadinanza e trasmetterla ai loro figli. Di conseguenza, ogni anno crescono sempre di più gli stranieri che hanno diritto alla cittadinanza. E nel 2015 sono 70 mila gli stranieri diventati italiani per trasmissione di cittadinanza, sempre grazie alla nostra cattivissima legge. Dire davanti a questi numeri che non funziona, è folle».

La logica familiare

Ai politici del Pd e a molti ministri cinquestelle tutto questo non pare interessare. «Per noi è una battaglia identitaria», ha detto Minniti. Ma anche su questo ci sarebbe da ragionare e fare qualche osservazione. Quando la scorsa legislatura il Pd presentò una legge (che rimase lettera morta, ricordiamolo, per scelta stessa del Pd che capì che il tema le avrebbe sottratto voti), fu ancora Blangiardo a fare un’acuta osservazione su quel testo:

«Il ddl in discussione al Senato prevede che un minore possa diventare italiano anche se i suoi genitori restano stranieri. La nostra legge, invece, dà più importanza alla famiglia che all’individuo e non slega il destino del minore da quello dei genitori. Questo aspetto mi piace molto ed è saggio, perché quando il minore viene staccato dalla famiglia non è mai protetto. Io vedo in questo ddl l’ennesimo tentativo di sradicare dall’ordinamento la logica familiare, nella quale io invece credo ancora».

Ius sanguinis

Blangiardo ha ragione. Posto che la questione non è materia di fede, e ogni norma è sempre migliorabile, resta il fatto – come notò su tempi.it il nostro Rodolfo Casadei – qui siamo contrari

«allo ius soli e favorevoli allo ius sanguinis. Per un motivo molto semplice: i bambini non nascono dal suolo, ma dal ventre delle loro madri. Crescerli ed educarli non è compito dello Stato, ma dei genitori. Padre e madre hanno il diritto e il dovere di crescere ed educare i figli secondo la storia, la cultura, i valori di cui loro sono eredi e che definiscono la loro identità».

Foto Ansa