Il viaggio del Papa in Turchia e Libano riguarda anche l’Europa
Unità tra i cristiani e costruzione della pace. Sono questi i due temi che faranno da sfondo al primo viaggio apostolico di Leone XIV, che oggi arriverà in Turchia, dove resterà per tre giorni prima di proseguire per il Libano.
Da Nicea a Erdogan
La visita a Iznik, dove si trovava l’antica Nicea, era stata inizialmente pianificata da papa Francesco per commemorare i 1.700 anni dal Concilio di Nicea, durante il quale fu formulato il Credo che ripristinò l’unità della Chiesa. Papa Leone l’ha confermata e celebrerà l’anniversario insieme al patriarca ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo.
La visita in Turchia non sarà importante solo dal punto di vista del dialogo con la Chiesa ortodossa. Stamattina Leone XIV incontrerà anche Recep Tayyip Erdogan in un momento storico in cui il presidente turco è fondamentale in tutte le principali partite geopolitiche, dalla Palestina all’Ucraina, ma è anche protagonista in patria di un’offensiva dittatoriale per rimanere al potere in modo indefinito, fatta di arresti di oppositori politici e persecuzioni giudiziarie.
Cristiani discriminati in Turchia
Il Papa incontrerà anche i responsabili degli Affari religiosi e sicuramente ne approfitterà per chiedere più libertà per i cristiani in Turchia. Nel paese dove è stato utilizzato per la prima volta nella storia il termine “cristiano” (ad Antiochia) la Chiesa rappresenta appena lo 0,05% della popolazione su 82 milioni di abitanti.
La vita dei cristiani in Turchia è attivamente ostacolata: la Chiesa cattolica non ha personalità giuridica e non può possedere beni, né essere finanziata dallo Stato. Costruire seminari è vietato, al pari di scuole e chiese.
Nonostante questo, l’attuale amministratore del Vicariato apostolico dell’Anatolia, monsignor Antuan Ilgit, è turco. Ad aspettare il Papa ci saranno non solo i cristiani autoctoni, ha spiegato in un’intervista ad AsiaNews, «ma anche i rifugiati – iracheni, siriani, iraniani – che hanno fatto triplicare i numeri della Chiesa».

L’unità dei cristiani è tutto
Il ruolo della Chiesa in Turchia – che Leone XIV incontrerà a Istanbul venerdì mattina, durante una riunione con l’episcopato, e sabato pomeriggio alla Messa con 4.000 fedeli presso la Wolkswagen Arena – è «essere un seme perché abbiamo un’eredità molto bella, di cui dobbiamo essere testimoni autentici», spiega monsignor Ilgit.
«Proprio l’anniversario del Concilio di Nicea ci ricorda questo lascito, che ha dato un’impronta al mondo. Lo ricorda a noi e all’Europa, visto che spesso il cristianesimo è molto eurocentrico: invece il centro deve essere Cristo e il suo messaggio è partito da questa terra, così importante per la cristianità e dove invece oggi la Chiesa quasi non esiste».
Qui, insiste, «un tema centrale è senz’altro l’unità tra i cristiani. Qui viviamo un ecumenismo della vita molto intenso con la comunità ortodossa. È importante per la testimonianza tra i musulmani».
Leone XIV nel Libano senza pace
Domenica Leone XIV proseguirà la sua visita apostolica in Libano, un piccolo paese affacciato sul Mediterraneo che da decenni non conosce altro che guerra, devastato dall’ultimo conflitto tra Israele ed Hezbollah e da una crisi economica che non sembra avere fine, eppure fondamentale per la Chiesa cattolica.
Il perché lo spiegava a Tempi a inizio anno il patriarca maronita, cardinale Bechara Boutros Rai: «Come diceva san Giovanni Paolo II, il Libano è un messaggio. Siamo l’unico paese nel mondo arabo con un sistema che conserva e protegge la molteplicità culturale e religiosa. Solo in Libano l’islam non è la religione di Stato. Solo in Libano c’è democrazia. Solo in Libano sono riconosciute tutte le libertà civili, compresa quella religiosa e di coscienza. Solo qui un musulmano, se vuole, può convertirsi liberamente al cristianesimo. Solo in questa terra la convivenza tra religioni diverse è prevista e regolata dalla Costituzione».
L’Europa dovrebbe aprire le orecchie
In Libano il Papa visiterà i principali santuari mariani del paese, incontrerà le autorità e celebrerà una grande Messa davanti all’area distrutta del porto di Beirut dalla violentissima esplosione del 4 agosto 2020. Alla funzione parteciperanno anche migliaia di cristiani dai paesi vicini.
Qui Leone XIV spiegherà l’importanza di essere «operatori di pace», come da motto della visita apostolica, e di mantenere la propria identità. «Il valore del Libano risiede nel fatto che ciascuno dei suoi gruppi mantiene il proprio ruolo e la propria identità», ha detto il cardinale Rai all’Afp. «Il Papa non viene a dire “abbandonate la vostra identità”, ma piuttosto “vivete la vostra identità”». Un discorso che anche l’Europa farebbe bene ad ascoltare.
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