Cesana: «Ruini fu un vero pastore, una guida chiara e coraggiosa»
«Il problema è che il giornalista collettivo, come lo chiama Giuliano Ferrara, considera la politica l’unico criterio con cui valutare fatti e persone. Per questo Ruini veniva definito “eminenza grigia” o “Richelieu”. È un atteggiamento diffuso e superficiale: quello di chi riduce tutto, soprattutto la Chiesa e i suoi uomini, a uno schieramento politico». Reagisce così Giancarlo Cesana, medico, professore di Igiene a Milano e storico esponente di Comunione e Liberazione, alla lettura dei quotidiani nel giorno successivo alla morte del cardinale Camillo Ruini. «Ma non è vero: è assurdo interpretare la vita di Ruini soltanto attraverso questa categoria. Il cardinale ha dedicato la sua esistenza alla verità annunciata dal Vangelo e custodita dalla Chiesa».
Negli anni Novanta, ad esempio, di fronte allo smarrimento politico e sociale del mondo cattolico, «Ruini fu capace di ricompattarlo attorno ad alcuni grandi valori non negoziabili. Valori antropologici, prima ancora che politici, che costituivano le fondamenta di un impegno coerente anche all’interno dei diversi schieramenti partitici. L’importanza di quella intuizione emerge ancora più chiaramente oggi, di fronte a una classe politica che quei valori sembra averli completamente dimenticati».
La preferenza è una cosa seria.
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Quando mi parlò di Meloni
Cesana frequentò con particolare assiduità Ruini negli anni del referendum sulla legge 40 e del primo Family Day. «Ne ricavai l’impressione di una persona intelligente e profondamente credente, un vero pastore, come si suole dire. Era una guida chiara e coraggiosa, che non si sottraeva alle difficoltà né alle contestazioni, come invece talvolta accade, purtroppo, anche a molti uomini di Chiesa». Ruini, invece, «non ha mai avuto timore di prendere posizione, di esprimere il proprio giudizio sui Papi, sulle questioni bioetiche o sul funzionamento della giustizia in Italia. L’ultima volta che lo incontrai, prima delle elezioni politiche, mi parlò con stima di Giorgia Meloni».
Fiuto politico ne aveva, insomma. «Sì, ma il suo era un interesse politico nel senso più corretto del termine. Se la Chiesa è un luogo di salvezza, deve interessarsi a ciò che accade nella realtà e offrire criteri per comprenderla e viverla». Molti si sono sempre scandalizzati del fatto che il cardinale preferisse il laico impenitente Berlusconi al cattolico adulto Prodi. «Saper guardare la realtà e riconoscere ciò che di positivo emerge, da qualunque parte provenga, è un talento raro. E Ruini, certamente, lo possedeva».
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