Pakistan. Cristiano accusato di blasfemia, musulmani cercano di bruciarlo vivo davanti alla chiesa

Una fatwa è stata emessa contro Imran Masih, un ricco musulmano ha messo sulla sua testa una taglia di 10 mila dollari per aver guardato un filmato. Tutto il villaggio cristiano è stato minacciato

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Un giovane cristiano è stato accusato di blasfemia in Pakistan e si è dato alla fuga dopo che sulla sua testa è stata fissata una taglia di 10 mila dollari. L’incidente è avvenuto in un villaggio dell’area di Bosaan, dovevo vivono 4.000 famiglie musulmane e appena 45 cristiane, circa 300 persone.

FILMATO INCRIMINATO. Secondo quanto riferito da Claas, organizzazione che aiuta i cristiani perseguitati in Pakistan, i colleghi musulmani di Imran hanno trovato sul suo cellulare un filmato nel quale un pastore protestante critica alcuni aspetti dell’islam. Per il possesso di questo video sul telefonino, è stato accusato di blasfemia.

LA FATWA. Uno dei suoi colleghi, Bilal, l’ha denunciato agli imam del villaggio, che hanno emesso una fatwa contro Imran. Dopo che è stato emesso il decreto, gli empori hanno smesso di vendere cibo a tutti i cristiani e un ricco imprenditore locale ha offerto 10 mila dollari per la testa del giovane cristiano.

«BRUCIAMOLO VIVO». Per questo Imran si è dato alla fuga, ma i musulmani del villaggio non si sono placati e hanno chiesto a tutte le famiglie di convertirsi all’islam o di abbandonare il villaggio per sempre. In alternativa, è stato proposto ai cristiani di consegnare Imran perché possa essere bruciato vivo davanti alla chiesa come punizione. Gli estremisti hanno anche minacciato di radere al suolo le case delle famiglie cristiane.

«ABUSO DELLA LEGGE». «È un caso di abuso della legge sulla blasfemia, dove si rischia una punizione collettiva della comunità cristiana», ha dichiarato a Fides l’arcivescovo di Lahore, Sebastian Shaw. «Siamo preoccupati, chiediamo alle autorità di garantire la pace e speriamo non vi siano atti violenti o conseguenze negative per i cristiani». Il governo locale ha schierato un contingente di polizia nel villaggio ma la tensione è altissima.

«CHE DIRITTO HANNO I MUSULMANI?». Nasir Saeed, direttore di Claas Uk, ha commentato: «Questo non è un atto di blasfemia, ma anche se lo fosse il giovane dovrebbe essere punito secondo la legge. Nessuno ha il diritto di prendere la legge nelle sue mani. I musulmani non hanno nessun diritto di perseguitare i cristiani, minacciarli, bruciare vivo Imran od obbligarli a convertirsi tutti all’islam. Il governo del Pakistan deve fornire protezione ai cristiani».

TANTI PRECEDENTI. Casi di questo tipo purtroppo non sono una novità in Pakistan: nel 1997 centinaia di case di cristiani e quattro chiese sono state bruciate nel villaggio di Shanti Nagar, nel 2009 otto cristiani sono stati bruciati vivi, 40 case e una chiesa distrutte a Gojra, nel 2014 una coppia di cristiani è stata bruciata viva in un forno a Kot Radha Kishn da islamisti. Sempre per presunte e strumentali accuse di blasfemia mai verificate dalle autorità.

Foto case distrutte Ansa


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