Perché Tokyo si è aggiudicata le Olimpiadi del 2020? Ottime infrastrutture e alternative deboli

L’economia traballante di Madrid e il problema con i diritti umani di Istanbul hanno consegnato i giochi olimpici del 2020 alla capitale giapponese

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Tokyo: questa è stata la scelta che il Cio ha fatto per le Olimpiadi del 2020. Una scelta che certamente rispecchia un approccio ormai consolidato nel mondo olimpico e che in parte si poteva intuire. Se infatti andiamo ad analizzare le tre candidature arrivate in finale, possiamo dire che non vi erano reali alternative a Tokyo. Madrid, scartata subito, non poteva ritenersi vincente perché Londra 2012 si è da poco conclusa e l’andamento delle scelte in seno al Cio prevede, come consuetudine, una rotazione tra i vari continenti. Toccato da poco all’Europa, ed essendo l’America già in preparazione di Rio 2016, non restava che coinvolgere l’Asia, visto che l’Africa ha serie difficoltà a produrre candidature attendibili.

ISTANBUL CONTRO TOKYO. Ecco quindi la lotta tra Istanbul e Tokyo. La candidatura turca poteva giocare sulla suggestione del doppio continente di appartenenza (Europa e Asia) e su un’economia che certamente ha la possibilità di sostenere i costi di un’olimpiade, cosa che Madrid non poteva garantire, anche se il progetto era basato su strutture già esistenti e su un’edizione low-cost. Il problema reale di Istanbul è stato lo scoppio delle rivolte di piazza Taksim, l’ordine pubblico ed il rispetto dei diritti umani. Quest’ultimo è una priorità per il Comitato Olimpico che già vide i cinque cerchi infangarsi nell’edizione messicana del 1968, dove si diede inizio ai giochi pochi giorni dopo il massacro di Piazza delle Tre Culture di Città del Messico, cui assisterono anche atleti e dirigenti olimpici (tra cui l’italiano Mario Pescante, che ha ricordi drammatici a riguardo).

NODO DIRITTI UMANI. Da un punto di vista strettamente tecnico, possiamo dire che il Comitato Olimpico abbia segnalato un deficit nella logistica e nei trasporti di Istanbul ma è evidente che non è questo che preoccupava gli stessi organizzatori turchi, se anche loro nella sessione estiva presentarono rassicurazioni non sui problemi “tecnici”, bensì sui problemi di tipo sociale. Tokyo poteva ritenersi invece una candidatura sicura. Avendo già ospitato le Olimpiadi nel 1964, si tratta di un ritorno: le infrastrutture, la logistica e i trasporti sono molto ben organizzati e l’economia nipponica al momento non preoccupa più di tanto. L’appeal internazionale è dunque indiscutibile.

CANDIDATURA VINCENTE. Dal punto di vista tecnico ecco quindi che la candidatura giapponese è risultata davvero quella vincente. C’è anche da aggiungere che un segnale in questo senso è arrivato dalle assegnazioni delle Olimpiadi invernali: dopo Vancouver (America) e Sochi (Europa), mancava l’Asia che, infatti, nel 2018 ospiterà a Pyeongchang le Olimpiadi di neve e ghiaccio. Agli spagnoli e ai turchi non resta quindi che provarci per il 2024, anche se per loro significa ricominciare da capo per la quarta volta (Madrid) o addirittura per la sesta (Istanbul).

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