Se fossimo perfetti non ci converrebbe obbedire. Intervista a Costanza Miriano

«C’è chi mi testimonia che amare la banalità dell’istante dà pace e serenità, perché ti puoi abbandonare a ciò che ti è dato senza continuare a preoccuparti di creare o immaginare qualcosa»

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Dopo Sposati e sii sottomessa e Sposati e muori per lei, Costanza Miriano è tornata in libreria con un nuovo libro: Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell’agnello (Sonzogno, pp 173, 15 euro). Alla scrittrice e giornalista piacciono i titoli che ribaltano i luoghi comuni. È il caso anche di quest’ultimo volume che, come i precedenti, mostra con prosa scanzonata e profonda che la vera rivoluzione oggi è il cristianesimo. «Sempre più impopolare, perché incompreso», spiega Miriano.

Miriano, lei vive per trasformarsi in agnello, ma questa è una società di lupi. Non ha paura?
Il libro parla della “compagnia dell’agnello”, cioè dell’amicizia cristiana. Per me vivere come Cristo significa vivere al meglio. Si può diventare agnelli solo con qualcuno che lo incarni, che lo segua e che ci faccia vedere che è possibile vivere così. Dio non ci ha consegnato delle regole da applicare da soli. Al contrario, si è fatto parte di me e di te, vive negli uomini che appartengono alla sua Chiesa con cui abbiamo necessità di bere, mangiare, ridere e piangere. È così che passa la paura: io il matrimonio l’ho imparato guardando spose felici che si barcamenano fra figli e lavoro. Dalla bontà di donne che servono docilmente amici, colleghi e parenti. Da donne abbandonate ma fedeli alla famiglia, tanto belle e femminili da fare invidia.

Leggendo il suo libro pare di capire che, se fosse stato per lei, oggi non sarebbe né giornalista, né sposa, né madre. La compagnia dell’agnello l’ha portata, invece, a essere tutte e tre le cose. Come mai?
Nell’amicizia cristiana accade che, se sei stanca, c’è chi ti incoraggia; se sbagli, c’è chi ti corregge; se fai una cosa giusta, ti conferma. Quelli di cui parlo nel libro sono tutti amici incontrati in questi anni, gente che vive una santità quotidiana, nascosta. Ognuno con una caratteristica che serve a compensare la mancanza dell’altro. È così che insieme diventiamo una potenza. Portando ciascuno le gioie e i pesi altrui. Credo che tutti abbiano bisogno di questo, non solo i cristiani.

costanza-mirianoLei dice che questa nostra vita, in cui capitano cose fastidiose come le bollette da pagare o le zanzare, non è sbagliata; anzi, è il luogo in cui Dio ci trasforma a sua immagine e somiglianza. Scusi, ma lei che cosa ci guadagna a vivere così?
Premetto che non sempre abbraccio le cose che ho da fare, spesso mi ribello: ho la sindrome di “Sliding doors”, quella che affligge la maggioranza dei moderni: fantastico molto, penso a come sarebbe stata la mia esistenza se non mi fossi sposata o se avessi accettato quel lavoro negli Stati Uniti, ma così rimango inquieta, insoddisfatta. Per fortuna, però, c’è chi mi testimonia che amare la banalità dell’istante dà pace e serenità, perché ti puoi abbandonare a ciò che ti è dato senza continuare a preoccuparti di creare o immaginare qualcosa.

Obbedire è meglio. Perché?
Guardi, anche io sono un tipo che vorrebbe decidere tutto della sua vita. Ma poi, quando faccio ciò che istintivamente vorrei, anziché sentirmi più libera, mi viene l’ansia. La verità è che per essere liberi abbiamo bisogno di seguire un altro. È così perché l’uomo non è sano, in lui c’è qualcosa che non funziona e che noi cristiani chiamiamo peccato originale. L’obbedienza serve quindi a guarirci dal nostro inconscio sballato, dalle nostre paturnie e agitazioni. Quando facevo l’università avrei voluto cambiare facoltà dieci volte e i miei genitori mi dissero: «Sì, sì, Costanza, comincia a finire quello che hai cominciato». Grazie a Dio obbedii, altrimenti non avrei mai costruito nulla. Lo stesso vale per il mio matrimonio che mi protegge dalla fuga verso mille tentativi. Insomma, obbedisco perché voglio essere salvata.

Cosa intende quando scrive che «bisogna imparare a deludere qualcuno»?
La donna, molto più dell’uomo, ha bisogno di essere guardata. Ecco perché, mediamente, le ragazze a scuola amano essere le più brave e sentirsi buone. Vogliono essere riconosciute. Abbiamo un vuoto strutturale che nella sua accezione positiva è il tramite per accogliere la vita e per amare, ma dobbiamo vigilare su quale sia lo sguardo che lo riempie, altrimenti finiamo per illuderci, correndo dietro a tutti, fino all’esaurimento. Io, ad esempio, quando mi intervistano o mi chiamano a parlare, devo vigilare sulla mia vanità che mi porta a dire sempre di sì. Ed ecco ancora una volta il matrimonio che arriva in mio soccorso. Questa sono io con mio marito: «Senti Guido mi hanno chiesto di andare, ho detto no, ma poi…». E lui: «Costanza, no». E io: «Lo so, ma senti le ragioni…». E lui: «Costanza, sei pericolosa, stai ferma». Il matrimonio aiuta a contenere i deliri di onnipotenza che ci sfiancano, ordinando le priorità che sono la preghiera, i figli e il marito. Lo stesso vale per la “sindrome della crocerossina”, una cosa buona finché non diventa presunzione, come se, senza di noi, Dio fosse impotente. Meglio imparare ad affidare nella preghiera.

Lei scrive che è conveniente ringraziare chi sbaglia, ci insulta o critica. Perché?
Quando assistiamo all’ingiustizia nei confronti di una persona più debole, un bambino o un collega che viene maltrattato, parlare è un dovere. Ma quando il male viene fatto a noi, se vogliamo metterlo in scacco, dobbiamo trarne vantaggio. Ad esempio, se in una cattiveria c’è anche solo una scintilla di vero, la posso usare per correggermi e migliorare. Ho visto tante “compagne” non rispondere agli insulti, alle cattiverie, agli sfruttamenti e non perché stupide, come penserebbero molti, ma perché scelgono di non appropriarsi del male. Le parole poi cambiano e influenzano molto il nostro modo di pensare, quindi meglio non ribattere o sparlare, altrimenti la mente si fissa su parametri negativi che poi usiamo per giudicare noi stessi. Al contrario, sottolineare il bene ci fa pensare al nostro, ci pacifica.

Lei parla molto del suo padre spirituale. Cosa c’entra con la compagnia dell’agnello?
Lui non solo ne fa parte, ma la conduce, lui è la guida che ci aiuta a farci agnelli. Credo che tutti dovremmo averne una. Per me è come uno specchio: davanti a lui vedo i miei limiti, i punti su cui devo correggermi.

Lei confessa pacificamente di predicare bene e razzolare male. Sa che oggi potrebbero linciarla per questo?
È pazzesco: non sopportano l’incoerenza, salvo poi negarla perché non riescono a superarla. E così trasformano l’errore in bene e smettono di indicare l’ideale. Accade perché la nostra società, che rifiuta Dio, quello incarnato, cerca di salvarsi da sola e abbassa il livello ad una umanità mediocre. Motivo per cui ci si accontenta di essere buoni facendo la raccolta differenziata. Noi cristiani, invece, sappiamo che l’uomo è malato, che non si salva da sé, ma che c’è Uno che può rialzarci continuamente verso mete molto alte.

Per lei maschile e femminile sono due universi non perfettamente complementari. Se l’uomo e la donna non si basteranno mai a che serve sposarsi?
Il cardinale di Milano, Angelo Scola, usò un’espressione bellissima, quando disse che l’altro sesso è il segnaposto del totalmente Altro. È vero: l’altro ti ricorda che solo l’infinito che è Dio può colmare il tuo desiderio sconfinato ed è così che ti accompagna verso la meta. Ecco perché l’ideologia gender è pericolosa: vuole sbarazzarsi del promemoria, che non ci permette di dimenticare che l’uomo non basta all’uomo. Alla base dell’attacco violento contro la differenza sessuale c’è proprio il rifiuto di Dio, dell’alterità. Una ribellione totale ed estrema verso il Creatore.

Perché scrive che l’amore è un giudizio?
Amare è come mordere un sasso, diceva il poeta Oscar V. Milosz, ma conviene. Ci sono momenti che il sentimento scompare, ma questi ti ricordano perché hai sposato quella persona maldestra o pantofolaia. Se assecondassi i miei istinti senza giudicarli, rimarrei con un pugno di mosche in mano, distruggerei ciò che mi custodisce. La fedeltà allo scopo, invece, fa sì che nel tempo il desiderio non scompaia, ma si trasformi, somigliando sempre più all’amore vero e totale che bramiamo, quello di Cristo che ha dato la vita per noi. Conoscere gli agnelli per credere.

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