Te Deum laudamus per il tuo amore per gli altri

Per tutto l’affetto ricevuto, imperfetto e zoppicante, ogni incontro e scontro, ogni prodigio e ogni peccato. Perché tutto è promemoria

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Anticipiamo il Te Deum scritto per il primo numero del mensile Tempi da Costanza Miriano

Te Deum laudo per gli altri, per le altre persone che sono nella mia vita. Ti lodo, è ovvio, innanzitutto per mio marito, per i momenti meravigliosi in cui benedico il giorno in cui l’ho sposato, e anche per quelli, rari, in cui mi chiedo chi sia questo signore così diverso e inavvicinabile che dorme nel mio letto. Ti lodo per i miei figli, per quei quattro prodigiosi esseri che davvero non merito, e sia chiaro che ti lodo anche quando mi chiedo cosa ho sbagliato con loro, o, più esattamente, quando io e il loro padre ci domandiamo se per caso abbiamo imbroccato qualcosa di sensato nella loro educazione, così, giusto perché, per la legge dei grandi numeri, è impossibile sbagliare tutto ma proprio tutto.

Ma, Signore, ti lodo anche per tutte le altre persone con le quali ho incrociato la mia strada, per qualche momento o per anni, per quelle perse di vista e per quelle che spero di non perdere mai, finché sarò viva. Ti lodo per tutto l’affetto di cui sono stata ricolmata, ti lodo per le volte in cui sono stata perdonata. Infinite volte. Ti lodo per le amiche e gli amici che hanno fatto finta di non vedere i miei difetti, o che mi hanno detto, nonostante tutto, «tu sei un bene per me». Ti lodo per tutte le volte in cui qualcuno ha sorriso della mia pesantezza, ti lodo per tutte le amiche che non mi hanno chiuso il telefono in faccia anche se sapevano benissimo che le avrei investite con una montagna di cavoli miei, sempre quelli, sempre noiosissimi, sempre uguali. Ti lodo per la montagna di regali ricevuti, concreti e non, per i passaggi ricevuti, i posti letto, i pasti caldi, i consigli, le pacche sulla spalla, le telefonate ascoltate, le lamentele accolte nonostante fossi una bambina che pretendeva ascolto. Ti lodo per tutte le volte in cui sono stata compresa e abbracciata: gloria di Dio è l’uomo vivente, davvero, e tutto l’amore ricevuto, imperfetto, limitato e zoppicante, è stato per me un’eco del tuo amore, perfetto, infinito e forte.

Ti lodo perché in ognuno hai messo un’impronta della tua bellezza, e se si aguzza la vista la si trova, anche nella collega acida, anche in quello invidioso. Ti lodo anche se a volte non vorrei, non mi verrebbe di farlo, perché so che se uno si mette contro un fratello si sta mettendo contro di te, e io non voglio, non voglio proprio, desidero solo stare dalla tua parte. So che a ognuno hai dato la possibilità di diventare tuo figlio, attraverso il battesimo, e quindi in ogni creatura umana hai messo un seme di bellezza (magari ricordamelo la prossima volta che vorrei strozzare xw#ò+%, o che sento il disprezzo per £$ò*§ sgorgarmi spontaneo dal cuore che un minuto prima mi sembrava così nobile).

A forma di te
Ti lodo anche per le volte in cui gli altri mi hanno ferita: mi ricordano che il mio cuore è fatto a forma di te, e che nessuno, neanche il migliore dei mariti, neanche la più perfetta delle amiche, mi basta. Non per colpa sua, ma perché il nostro cuore ha una sete infinita, inesauribile. Ti lodo per le delusioni, per le attese mancate, per i piccoli tradimenti, ti chiedo solo che mi servano da promemoria per quando a deludere, mancare e tradire sono io.

Ti lodo per i momenti in cui gli altri mi danno fastidio, e a volte senza neanche l’attenuante ormonale: basta un po’ di fame o di sonno per farmi diventare accogliente ed amichevole come un ispettore dell’Agenzia delle entrate. Ti lodo perché il fastidio che provo mi ricorda che non sono affatto una bella persona, nonostante tutti i miei sforzi per costruirmi un’immagine presentabile in pubblico.
Ti lodo per tutte le volte in cui qualcuno non mi si fila, o magari sottolinea un mio difetto. Che lo faccia con cattiveria e malizia, oppure con affetto e intento di correzione, io vorrei affettuosamente sgozzarlo. Ti lodo dunque perché gli altri mi ricordano la mia superbia.

Ti lodo per tutte le volte in cui incontro qualcuno che è nel bisogno perché ha avuto meno di me, e la cosa mi scomoda. Sia che faccia qualcosa per lui, sia che non muova un dito, gli altri nel bisogno mi ricordano la mia avarizia.

Ti lodo per tutte le volte in cui non riesco ad amare qualcuno – marito, figli, amici e tutti gli altri – con uno sguardo casto, cioè capace di amare senza voler possedere, controllare, senza piantare la mia bandierina. Per quando amo da egoista, da rapace, cioè per accumulare affetto, per prendere, mettere via. Ti lodo perché anche chi amo mi ricorda la mia lussuria, cioè il mio modo egoista di amare.

Ti lodo per tutte le volte che vedere qualcuno (diciamolo, soprattutto qualcuna) più di me – più bello, intelligente, simpatico, ricco, amato, colto, insomma più qualcosa di me – non mi mette allegria, ma desiderio di essere al loro posto. Ti lodo perché so che questo desiderio mi dice che il mio cuore è fatto per un’altra pienezza, che solo in cielo, se tu vorrai, sperimenterò; e ti lodo quando mi ricordi che lo sguardo giusto non è l’invidia ma la lode per la tua generosità (se hai fatto così buona la mia amica, era perché potesse volere bene anche a me!).

Ti lodo perché quando vedo la mia amica B. che digiuna per te con tanto eroismo mi ricordo che anche se sono capace di nutrirmi di bacche e radici per aumentare la massa magra a due giorni dalla prova bikini in realtà anche la gola è uno dei miei problemi, e quando provo a emulare B. guardo con concupiscenza anche i marshmallows sporchi di capelli nei cassetti dei miei figli, e la gola mi ricorda che sei tu solo che sazi la mia fame.

Le sbroccate da strega
Ti lodo per i momenti in cui i miei figli, dopo che per giorni ho tentato di spacciare un’immagine di me come di una signora di gran classe, equilibrata, che non alza mai la voce, reputa “tonto” una parolaccia inammissibile, una donna misurata che non compie mai un gesto fuori posto, ecco, in un solo momento, quell’attimo in cui si concentrano tutti gli intoppi dell’universo e le provocazioni di quattro adolescenti, mi fanno sbroccare come una strega, e urlare come se non abitassi in un condominio nel quale prima o poi qualcuno chiamerà gli assistenti sociali. Ti ringrazio perché anche la mia ira mi ricorda che solo se tengo lo sguardo fisso su di te la realtà non mi esaspera, e che non sono padrona di niente, neanche del mio sistema nervoso.

Ti lodo perché anche se forse l’accidia è dei peccati quello che mi sembrava di avere domato meglio, in realtà c’è sempre qualcuno più volenteroso di me, più generoso nel servirti, qualcuno che magari ha un’agenda più ragionevole della mia (che magari non si allena per una maratona, né per il premio casalinga dell’anno, né per il trofeo Masterchef, né per il Pulitzer, né per il premio mammachevaaparlareconpiùprof e miglior rappresentante di classe della scuola), ma che ha saputo mettere le giuste priorità, e che non è accidioso nel pregare e nello stare con te, perché ha capito cosa davvero conta nella vita.

Lode a te, dunque, o Dio, per il prodigio che hai tessuto in ogni grembo di madre, perché hai messo tanta grandezza e bellezza nel mondo e nei cuori dei miei fratelli. Lode a te per tutte le persone che mi hai fatto incrociare, per un secondo o per una vita. Lode a te per il tuo amore per loro, insegnalo anche a me.

Ps. Ti lodo anche per questo manipolo di coraggiosi salvatori di Tempi!

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