Obama: «In Iraq bisogna evitare un genocidio». Autorizzati raid contro l’Isil

Nella notte il presidente degli Stati Uniti, in diretta tv, ha autorizzato «bombardamenti aerei in Iraq per colpire i terroristi». Intanto sono partiti lanci di aiuti umanitari alle popolazioni in fuga verso il Curdistan

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Nella notte il presidente americano Barack Obama ha autorizzato raid aerei mirati contro l’esercito dello Stato islamico: «Dobbiamo prevenire un possibile genocidio», ha affermato in diretta tv.

GLI APPELLI DELLA CHIESA. Le richieste di aiuto da parte dei cristiani iracheni. Gli appelli del Papa. Le immagini dei massacri. Niente sembrava smuovere l’opinione internazionale. Fino a ieri, fino all’ennesimo colpo dello Stato islamico: la conquista della più grande città cristiana della piana di Ninive. E la conseguente fuga di 100 mila fedeli per non essere massacrati dai jihadisti o resi loro schiavi. L’esodo verso il Kurdistan era stato definito dal patriarca caldeo di Kirkul, Louis Sako, un «disastro umanitario». Dall’esercito dell’Isil non fuggono solo i cristiani ma anche molte altre minoranze religiose e persino alcune popolazioni musulmane.

L’INTERVENTO AMERICANO. Finalmente la comunità internazionale sembra aver preso posizione. La Francia ha chiesto l’intervento del Consiglio per la sicurezza Onu, mentre, più perentorio, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nella notte ha annunciato in diretta tv l’ok a eventuali raid aerei per aiutare le minoranze religiose prese di mira dagli islamisti: «Oggi ho autorizzato bombardamenti aerei mirati in Iraq per colpire i terroristi, proteggere il personale americano e prevenire un potenziale genocidio. Ho autorizzato anche il lancio di aiuti umanitari a favore della popolazione irachena in difficoltà», ha affermato il capo della Casa Bianca. «Non potevamo chiudere gli occhi», e poi ha precisato che i caccia statunitensi entreranno in azione «se necessario e i bombardamenti saranno mirati». Infine ha assicurato la popolazione che nessun soldato americano sarà inviato sul territorio iracheno e che la crisi non sarà risolta militarmente da Washington: «Oggi l’America interviene per aiutare le minoranze, ma come comandante in capo non permetterò che gli Stati Uniti siano trascinati in un’altra guerra in Iraq».

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