La Cina perseguita ancora gli studenti di Piazza Tiananmen 37 anni dopo
«Ho dedicato la mia vita alla lotta per la democrazia. Non ho rimpianti». Poche parole consegnate alla telecamera di uno smartphone dall’interno di una stanza disadorna. Senza luci, senza fronzoli, con il pigiama addosso, i capelli corti grigi e la voce fiaccata dal lungo sciopero della fame. Dopo essere stato rilasciato di prigione per l’ennesima volta, Xu Guang, uno dei leader studenteschi che il 4 giugno di 37 anni fa vide i carri armati inviati dal Partito comunista cinese entrare in Piazza Tiananmen e massacrare i giovani che chiedevano più libertà a Pechino, ha lanciato ancora una volta l’appello di una vita: «Non dimenticate il 4 giugno».
La persecuzione di Xu Guang in Cina
Xu Guang aveva 20 anni il giorno del massacro, nel quale il regime comunista sacrificò la vita di migliaia di studenti (il dato sui morti è ancora un segreto di Stato) per mantenere la stabilità e il potere. Quel giorno promise a se stesso e ai tanti giovani stritolati tra i cingoli dei carri armati di battersi per la libertà e la democrazia della Cina ogni giorno. Così nel giugno del 1998 contribuì a fondare il Partito democratico cinese, subito messo al bando dal regime, e per questo fu arrestato e condannato a cinque anni di carcere per tentata «sovversione del potere statale».
Da 18 anni Xu Guang non ha pace. Entra ed esce dagli istituti penitenziari, continuamente accusato, arrestato, rinchiuso informalmente in “prigioni nere”, torturato, poi liberato solo per essere nuovamente messo dietro le sbarre.
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Le torture e lo sciopero della fame
L’ultima condanna a quattro anni di carcere (da scontare a partire dalla data formale dell’arresto, avvenuta il 26 maggio 2022) risale al 3 aprile 2024. Il 19 maggio l’ex leader della protesta è stato scarcerato in condizioni di salute allarmanti. L’amico Chen Liqun ha pubblicato una foto in cui Xu appare debole e quasi scarnificato: «Xu Guang è stato torturato fino a diventare irriconoscibile».
Negli ultimi quattro anni, Xu ha protestato contro la condanna con l’ultimo strumento che gli è rimasto: lo sciopero della fame. Per questo l’autorità penitenziaria ha ordinato che venisse legato a un letto e nutrito attraverso un sondino, per evitare che morendo si generasse uno scandalo internazionale.
Il massacro di Tiananmen è ancora un tabù in Cina
Anche a 37 anni di distanza il massacro di Piazza Tiananmen è un tabù in Cina, perché il sangue dei giovani smonta la retorica del Partito comunista, che pretende di restare al governo in eterno, senza alternanza democratica, per garantire il benessere della popolazione.
Anche quest’anno alle Madri di Tiananmen, associazione che riunisce i genitori degli studenti trucidati, è stato impedito di fare visita alle spoglie dei figli morti al cimitero di Wanan nella capitale. Allo stesso modo, nessuno nella Cina continentale può commemorare o fare ricerche su quanto accaduto il 4 giugno.
Veglia bandita a Hong Kong
Per il sesto anno di fila ogni commemorazione è bandita anche a Hong Kong e al Victoria Park, sede della famosa veglia per le vittime di Piazza Tiananmen, che riuniva decine di migliaia di persone ogni anno, ci sarà come gli scorsi anni una fiera di prodotti tipici locali organizzata dal governo comunista dell’isola.
L’unico paese al mondo di lingua e cultura cinese dove è ancora possibile ricordare il coraggio degli studenti che nel 1989 sfidarono il regime è dunque Taiwan, anche se Xi Jinping ha detto più volte che la Cina deve essere pronta a conquistare l’isola militarmente dal 2027.
«Rendiamo onore a Xu Guang»
Se in Cina sul massacro del 4 giugno è caduto l’oblio, esistono ancora attivisti coraggiosi come Xu Guang che non intendono far cadere sull’«incidente», come viene chiamato ufficialmente dal regime, il velo del silenzio.
Il dissidente è stato anche ricordato durante una marcia a New York dai membri in esilio del Partito democratico cinese: «Rendiamo onore allo spirito indomito della nazione cinese: protestiamo con forza contro la brutale persecuzione da parte del Partito comunista cinese di Xu Guang […] e chiediamo a tutti i paesi del mondo di sostenere i diritti umani ogni volta che si ritrovano a trattare con il regime».
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