La guerra in Iran svuota gli arsenali militari Usa. A rischio la difesa di Taiwan

Di Leone Grotti
29 Maggio 2026
Secondo un rapporto del Csis, se la Cina attaccasse Taiwan, gli Usa si troverebbero presto a corto di missili Tomahawk e intercettori Patriot e Thaad
L'Uss Delbert Black, cacciatorpediniere lanciamissili di classe Arleigh Burke della Marina degli Stati Uniti, lancia un missile Tomahawk contro l'Iran durante l'Operazione Epic Fury, il 1° marzo 2026
L'Uss Delbert Black, cacciatorpediniere lanciamissili di classe Arleigh Burke della Marina degli Stati Uniti, lancia un missile Tomahawk contro l'Iran durante l'Operazione Epic Fury, il 1° marzo 2026 (foto Ansa)

Mentre prosegue il tira e molla diplomatico tra Stati Uniti e Iran per cercare di porre fine alla guerra, intervallato da sporadici attacchi reciproci a rendere il cessate il fuoco sempre più pericolante, gli Usa cominciano a fare la conta dei danni. Non solo economici, causati dal blocco a oltranza dello Stretto di Hormuz, dal quale passano il 20 per cento del petrolio e gas mondiali, ma anche militari.

Gli Usa sono a corto di missili

Secondo un nuovo rapporto del Centro per gli studi strategici e internazionali (Csis), inviato in anteprima all’Associated Press, gli Stati Uniti impiegheranno almeno tre anni per rifornire gli arsenali militari di tre sistemi d’arma fondamentali in qualsiasi guerra, utilizzati in modo massiccio durante il conflitto in Iran, fino a decimare le scorte.

I sistemi citati sono i missili da crociera Tomahawk, in grado di colpire un paese in profondità, e gli intercettori Patriot e Thaad, efficaci nella difesa da missili e droni.

«Gli Stati Uniti hanno munizioni sufficienti per ogni scenario plausibile nella guerra in Iran, ma lo svuotamento degli arsenali ha aperto una finestra di vulnerabilità in caso di potenziale conflitto nel Pacifico occidentale», si legge nel rapporto.

Se la Cina invade Taiwan

Il riferimento, ovviamente, è a un eventuale scontro con la Cina causato da una ipotetica invasione di Taiwan da parte dell’Esercito popolare di liberazione. Il regime comunista ha più volte dichiarato che il paese sarà pronto a intervenire, anche con la forza se necessario, a partire dal 2027.

E durante il recente viaggio di Stato di Donald Trump in Cina, Xi Jinping ha quasi minacciato il presidente americano, ricordandogli che se gli affari con Taiwan non verranno gestiti con cautela, c’è il rischio concreto che scoppi una guerra tra le due superpotenze.

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Gli Usa hanno tutto, tranne il tempo

Al momento non ci sono avvisaglie che la Cina, magari spinta dal tentativo americano di affossare il regime castrista a Cuba, stia preparando un’invasione dell’isola di Formosa, alla quale sia gli Stati Uniti sia il Giappone potrebbero reagire militarmente, ma gli Usa devono essere pronti a ogni evenienza. E per quanto riguarda le armi, al governo americano non mancano certo i fondi per produrle. A difettare, potenzialmente, «è il tempo», sottolinea il rapporto.

«Serviranno diversi anni per far tornare gli inventari al livello [precedente alla guerra in Iran] e diversi altri anni per raggiungere i livelli» considerati dai generali consoni a intraprendere un conflitto con la Cina.

Gli Usa hanno lanciato 1.000 Tomahawk in Iran

Durante la guerra in Iran, gli Stati Uniti hanno utilizzato più di 1.000 missili Tomahawk. E poiché in un anno vengono prodotti usualmente meno di 200 missili di questo tipo, gli arsenali non sarebbero riempiti prima della fine del 2030. Tutto cambierebbe però se Raytheon, una delle aziende chiave della multinazionale nel settore della difesa Rtx Corporation, riuscisse come promesso a incrementare la produzione a mille pezzi all’anno grazie all’ingrandimento dei suoi stabilimenti in Alabama e Arizona.

Per quanto riguarda la sostituzione di 290 sistemi Thaad e di oltre 1.000 intercettori Patriot usati nel conflitto in Medio Oriente, invece, gli Usa dovranno attendere almeno fino alla fine del 2029.

Anche in questo caso, Lockheed Martin ha annunciato investimenti per 9 miliardi per aumentare la produzione dei sistemi d’arma, indispensabili anche per la difesa dell’Ucraina dall’invasione russa.

La Cina mette in mostra il suo arsenale militare durante una parata del 2025
La Cina mette in mostra il suo imponente arsenale militare durante una parata del 2025 (foto Ansa)

La Cina non combatte dal 1979

La Cina potrebbe approfittare di questa situazione ma, nota il rapporto del Csis, Xi Jinping «sa benissimo che l’ultima esperienza dell’esercito cinese su un campo di battaglia risale al 1979 in Vietnam. E anche allora non andò bene. Gli Usa invece hanno appena testato le proprie capacità in Venezuela, Yemen e Iran».

Questa disparità tra le esperienze in guerra dei due paesi potrebbero consigliare prudenza a Xi Jinping e quindi consentire agli Usa di riempire i propri arsenali militari.

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