Poco importa che Kim sia morto o vivo. Il popolo è schiavo di una “necrocrazia”

Kim Jong-un è vivo, no è morto, è in stato vegetativo, no è in quarantena per il coronavirus. La telenovela appassiona l’Occidente, non il popolo, che vuole solo la fine del regime

Kim Jong-un è vivo, no è morto, è in stato vegetativo, no è in quarantena per il coronavirus, è in convalescenza, no è in vacanza. Il suo treno è stato avvistato a Wonsan, ma gira su internet un’immagine della sua salma deposta in un letto come in un mausoleo. La Cina ha inviato medici al suo capezzale, ma non ci sono manovre militari in corso in Corea del Nord. Si è detto tutto e il contrario di tutto, negli ultimi giorni, sullo stato di salute del feroce dittatore Kim Jong-un. La nuova telenovela appassiona comprensibilmente giornali e lettori di tutto il mondo, ma ci sono circa 25 milioni di persone cui il tema interessa poco o nulla: i nordcoreani.

«KIM È VIVO E IN BUONA SALUTE»

Secondo le ultime informazioni Kim Jong-un, che ha preso il posto del padre Jong-il nel dicembre 2011, «sarebbe vivo e in buona salute». La conferma arriva da Moon Chung-in, consigliere speciale per la sicurezza nazionale della Corea del Sud, secondo il quale Kim si troverebbe dal 13 aprile nella località balneare di Wonsan e «nessun movimento sospetto è stato individuato».

I dubbi sulla salute del leader nordcoreano sono andati aumentando dopo che il sito specializzato e con fonti interne al paese più misterioso al mondo, Daily Nk, ha rivelato che Kim «ha subito un’operazione cardiovascolare» il 12 aprile. La Cnn ha poi aggiunto che il dittatore sarebbe, secondo fonti americane, «in grave pericolo». L’intelligente leader, come è chiamato dalla propaganda comunista del paese, ha presenziato a un incontro del politburo del Partito l’11 aprile, ma non ha presenziato al “Giorno del sole”, il 15 aprile, una delle feste nazionali più importanti del paese, quella in cui si celebra la nascita del “presidente eterno” e padre della patria Kim Il-sung.

LE POCHE CERTEZZE SULLA SALUTE DI KIM

Lunedì il giornale nordcoreano Rodong Sinmun ha scritto che Kim ha inviato una lettera per i ringraziare i lavoratori del progetto costiero Wonsan Kalma. Come per altre lettere di questo tipo, però, non è stata pubblicata alcuna foto. In rete circola un probabile fotomontaggio realizzato a Hong Kong della salma di Kim, disposta come se fosse in un mausoleo, alcuni dicono che abbia preso il coronavirus e sia in quarantena, altri che è in stato vegetativo.

È molto difficile ottenere informazioni certe, dal momento che la Corea del Nord resta il paese più segreto e chiuso all’esterno del mondo. Di sicuro, si sa che il dittatore, 36 anni, è obeso, fuma e beve troppo, ha problemi di salute legati al suo stile di vita e ha problemi al cuore al pari del padre e del nonno, entrambi operati per questo motivo.

AL POPOLO NORDCOREANO NON INTERESSA

Nell’ultima settimana, la stampa ha volato sull’ottovolante delle indiscrezioni, più o meno confermate, più o meno solide. Tutto il mondo, specie quello occidentale, è affascinato dalla telenovela di Kim Jong-un, l’ultima persona al mondo a ereditare per ragioni dinastiche e di sangue il diritto di vita e di morte su un intero popolo. L’interesse si è spostato anche sulla possibile successione: la moglie Ri Sol-ju (praticamente impossibile)? La sorella Kim Yo-jong, che si sta faticosamente ritagliando un ruolo nel regime? Oppure un vecchio, fedele ed esperto generale a cinque stelle?

Nessuno lo sa. Mentre però l’Occidente si balocca con l’esotico divertissement, al popolo nordcoreano il tema importa poco o nulla. Che il maresciallo sia morto o vivo, che il nuovo dittatore si chiami Jong-un o Yo-jong, che il regime sia retto da un membro della dinastia Kim o da un potente generale, il popolo continuerà infatti a essere schiacciato sotto il tallone del più crudele regime al mondo.

CAMBIERÀ SOLO UN NOME NELLA NECROCRAZIA

I nordcoreani dovranno certo cambiare la spilletta da appuntare al petto, appendere il ritratto di un nuovo leader in casa, spolverare una nuova foto da venerare ogni anno nelle festività nazionali e augurare «diecimila anni di vita» a un nuovo schiavista, ma la loro vita non cambierà in ogni caso fino a quando il regime sarà al potere. Quando cadrà la dittatura? Quando non si rischierà più di finire in un campo di concentramento per aver letto la Bibbia o fatto un commento fuori posto? Quando finalmente si potrà godere delle libertà di pensiero, espressione, movimento, stampa, culto? Queste sono le uniche domande che interessano al popolo nordcoreano. Il resto è solo macabro aggiornamento della “necrocrazia” nordcoreana: l’attuale presidente del paese, infatti, è Kim Il-sung, morto nel 1994, e l’attuale segretario generale del Partito è Kim Jong-il, morto nel 2011. Anche fosse deceduto, Kim Jong-un resterebbe “primo segretario” del Partito per sempre, almeno fino a quando non sarà messa fine a questa follia.

Foto Ansa