Nigeria. Spie islamiche Fulani nei villaggi cristiani. «È solo con un infiltrato che si può conquistare un villaggio»

Il caso di un villaggio attaccato grazie al nipote musulmano di un abitante cristiano. E un altro caso dove sono stati uccisi dei cristiani a colpi di fucile e machete

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Quando i pastori musulmani di etnia Fulani hanno attaccato di notte il suo piccolo villaggio cristiano in Nigeria con fucili, armi automatiche e machete, Pius Nna è rimasto sbalordito dal vedere che tra di loro c’era anche suo nipote. Agricoltore sulla sessantina, Nna abita nel villaggio di Ungwan Gata (Stato di Kaduna), ed è sopravvissuto per miracolo all’attacco in cui hanno perso la vita circa 149 persone scappando nelle foreste.

«MIO NIPOTE LI GUIDAVA». «Mio nipote guidava i Fulani e diceva loro di controllare bene nella mia casa, perché c’erano tante persone e avrebbero di sicuro trovato qualcuno da uccidere», ha dichiarato Nna a Reuters. La sorella di Nna è una cristiana di etnia Moro’a, ma si è sposata con un Fulani e il loro figlio non si è fatto scrupoli a comandare l’uccisione dei familiari e la distruzione delle loro case. Come dice un proverbio Hausa, etnia musulmana legata ai Fulani: «È solo con un infiltrato che si può conquistare un villaggio».

FULANI E BOKO HARAM. Attacchi come questo e scontri etnici all’interno delle stesse famiglie non sono una novità in Nigeria e rappresentano il principale fattore di instabilità e violenza nel paese, dopo gli attentati terroristici di Boko Haram. I Fulani, storicamente musulmani, sono principalmente pastori nomadi e dal nord si spostano verso il florido sud del paese per pascolare le loro mandrie.
Qui si scontrano spesso negli Stati centrali della Nigeria con gli agricoltori locali, principalmente cristiani, che non vogliono farsi invadere la terra dalle mandrie altrui.

SCONTRO PER LA TERRA. I Fulani affermano di non sapere dove andare a pascolare e si lamentano con il governo di essere costretti ad attaccare e massacrare gli agricoltori per rubare le loro terre perché i politici non gli procurano delle riserve. I cristiani, dal canto loro, accusano il governo di non difenderli durante i raid dei musulmani, anzi, spesso affermano che l’esercito appoggia e attacca insieme ai Fulani. Per gli agricoltori, uccidere il bestiame dei Fulani è questione di vita o di morte per proteggere i propri terreni.
Da quando la Nigeria è diventata indipendente nel 1960, decine di migliaia di persone sono morte in questo scontro per la terra. Secondo un rapporto di Human Rights Watch, da aprile 2010 a novembre 2013 solo nello Stato di Plateau i Fulani hanno ucciso oltre 500 cristiani, radendo al suolo interi villaggi.

LA STORIA DI JOY. Sempre il 14 maggio, i Fulani hanno anche distrutto il villaggio di Ungwar Sankwai. Joy Likita, 12 anni, si è svegliata di soprassalto in mezzo alla notte sentendo i suoi genitori gridare e guerrieri Fulani entrare in casa spaccando le finestre: «Gli uomini erano vestiti di nero. Hanno sparato a mia madre. Poi un uomo di etnia Fulani che da sempre vive nel nostro villaggio ha detto loro di non ucciderci, ma loro non l’hanno ascoltato e hanno sparato a tutti. Anch’io sono caduta al suolo ma non ero morta».
Joy è sopravvissuta ai colpi di fucile e machete, ma la madre e i quattro fratelli sono rimasti uccisi. L’ultimo attacco in ordine di tempo è avvenuto lo scorso 23 aprile: 17 cristiani del villaggio di Kauyen-Yaku sono stati massacrati dai Fulani. Boko Haram non è l’unico problema della Nigeria.

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