Nigeria: cala il prezzo della benzina, stop allo sciopero costato 3.750 milioni di euro

Il presidente della Nigeria Jonathan, che l’1 gennaio aveva tolto i sussidi ai prodotti petroliferi, li ha in parte ripristinati. Lo sciopero è costato 470 mila euro al giorno, 15 persone sono morte negli scontri con la polizia

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Il governo della Nigeria ha reintrodotto parzialmente le sovvenzioni pubbliche sui prodotti petroliferi e i sindacati nigeriani hanno sospeso lo sciopero nazionale che ha paralizzato il paese per otto giorni con scontri con la polizia in cui hanno perso la vita almeno una quindicina di persone, oltre a numerosi arresti e 600 feriti. La reintroduzione di parte dei sussidi, è arrivatata ieri al termine di un fine settimana fitto di trattative e incontri tra le parti, è stata annunciata dal presidente della Nigeria, Goodluck Jonathan, che alla tv di Stato ha detto: «Il governo porterà avanti la piena deregulation del settore petrolifero e, nel frattempo, ha approvato la riduzione del prezzo alla pompa della benzina», in calo da 145 a 97 naira al litro (48 centesimi di euro), comunque in rialzo del 30 per cento rispetto alle 65 naira applicato prima dell’entrata in vigore del provvedimento originario (Capodanno). I principali sindacati nigeriani (Nlc e Tuc) hanno deciso di sospendere lo sciopero «per permettere nuove trattative con il governo», dopo che in un primo momento avevano deciso di annullare solo le manifestazioni e i cortei già in programma

L’esecutivo, intanto, era intervenuto per prevenire eventuali dimostrazioni non autorizzate, spedendo i blindati dell’esercito nei luoghi dove nelle scorse giornate si ritrovavano gli scioperanti. A Lagos, per disperdere qualche centinaio di manifestanti, ha lanciato persino lacrimogeni e sparato in aria colpi di arma da fuoco. Lo sciopero è costato alla Nigeria, secondo la Banca centrale nazionale, circa 600 milioni di dollari al giorno, pur non avendo coinvolto il settore petrolifero, da cui dipende l’80 per cento dell’intera economia nazionale e l’85 per cento delle esportazioni. Con l’eliminazione dei sussidi sui prodotti petroliferi, suggerita tra l’altro dalle istituzioni finanziarie e monetarie internazionali, il governo di Abuja, la capitale del Paese, punta a risparmiare 8 miliardi di dollari all’anno, fondi che andrebbero destinati alla costruzione di infrastrutture, aumenti salariali e creazione di posti di lavoro. Un programma ritenuto poco credibile dai cittadini che avevano nel prezzo della benzina calmierato l’unico beneficio ricavato dalle risorse petrolifere, di cui la Nigeria (Paese membro dell’Opec) è il primo produttore africano e il sesto a livello mondiale (2,4 milioni di barili estratti ogni giorno).


Nonostante questo, la Nigeria importa il 70 per cento della benzina consumata dai suoi abitanti, a causa sia dello scarso numero di raffinerie (quattro) sia del loro cattivo stato (funzionano complessivamente al 30 per cento circa della loro capacità effettiva). Con l’aumento della benzina sono schizzati immediatamente i prezzi di numerosi generi di prima necessità in una nazione dove oltre il 75 per cento dei cittadini vive con meno di due dollari al giorno e la benzina viene utilizzata anche per alimentare i generatori, la principale, se non l’unica, fonte di energia elettrica. Il governatore della Banca centrale nigeriana, Lamido Sabusi, che aveva invocato un aumento della benzina più graduale, ha previsto in forte rialzo l’inflazione, stimata al 15-16 per cento a metà 2012, contro il 10,5 per cento cui è stato archiviato il 2011.

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