Moonlight. Un premio Oscar che non brilla

Il film di Barry Jenkins non è un granché. La storia è di quelle straviste: lui è un ragazzino con un sacco di problemi. Bullizzato a scuola, con un’autostima pari a zero e una madre tossica. Mah

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Uno spacciatore si prende cura di un ragazzo problematico.

Non un granché. La storia è di quelle straviste: lui è un ragazzino con un sacco di problemi. Bullizzato a scuola, con un’autostima pari a zero e una madre tossica che si disinteressa di lui. Troverà in uno spacciatore dal cuore d’oro un’ancora di salvezza. Mah.

Diviso in capitoli dove il protagonista, crescendo, è interpretato da tre attori diversi, Moonlight è il miglior film del 2016 secondo l’Academy degli Oscar, ma non brilla né per la messinscena né per la regia (piuttosto monocorde), e nemmeno per una vicenda di povertà e di solitudine che abbiamo visto trattata meglio in altri film, a cominciare da Antwone Fisher di Denzel Washington fino ad arrivare a The Blind Side con la Bullock.

Certo, è apprezzabile il fatto che tutta la questione della scoperta dell’omosessualità da parte del protagonista sia raccontata con discrezione senza il solito teatrino scandaloso e che gli attori siano tutti in gamba e credibili, ma questo non basta per rendere il film memorabile.

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