Merkel: «Serve la crescita». Ce ne hai messo a capirlo

Secondo la Cancelliera Angela Merkel il prossimo obiettivo dell’Europa sarà «creare nuovi posti di lavoro». L’Italia intanto approva una mozione unitaria sull’Europa e Monti precisa: «Non stiamo chiedendo denaro alla Germania, ma la governance deve evolvere. Chi fa progressi sul risanamento deve vedere diminuiti i tassi di interesse»

“Lezione numero uno: «Solidarietà significa cambiare mentalità, vuole dire tenere fede agli impegni reciproci». Lezioni numero due e tre: «Dobbiamo superare gli ostacoli che ancora ci impediscono di avere un mercato unico davvero concorrenziale. Un passaggio fondamentale, perché si collega a quello che sarà il nostro obiettivo nei prossimi due Consigli europei: adottare un piano per creare posti di lavoro». Angela Merkel prende alla lettera l’invito che le viene rivolto da Klaus Schwab, il fondatore del World Economic Forum: dieci minuti di parole cortesi che si potrebbero riassumere così: «Cancelliera, quali sono gli ordini per l’Europa?»” (Corriere, p. 2).

“A Davos anche la Germania scopre la «fase due»: ora servono misure per la crescita. La Cancelliera entra nel tema con un’equazione lineare: «In Europa ci sono 23 milioni di imprese e 23 milioni di disoccupati. So che è una semplificazione, ma basterebbe che ognuna di queste aziende assumesse una persona senza lavoro e avremmo risolto il problema». Poi, l’annuncio: «Il 30 gennaio e poi a marzo avremo due Consigli europei e discuteremo proprio di come creare lavoro». (…) In ogni caso, la Cancelliera fa notare che con la riforma del mercato del lavoro «la Germania ha ridotto il numero dei disoccupati da 6 a 3,5 milioni»” (Corriere, p. 2).

Ottime le premesse, ma il governo tedesco non sembra disponibile a rafforzare il piatto di apertura (500 miliardi) dell’Esm. Come pure i tedeschi si aspettano regole secche e vincolanti dal nuovo Trattato sulla disciplina di bilancio in discussione a Bruxelles. Intanto il Parlamento italiano approva una mozione unitaria sull’Europa e Monti precisa che “se invochiamo un «riconoscimento» a Berlino, sollecitiamo solo una «ragionevole diminuzione dei tassi di interesse. Non stiamo chiedendo denaro alla Germania o ad altri, ma che la governance evolva in modo che i paesi che fanno progressi sul risanamento possano vedere riflessa una ragionevole diminuzione dei tassi di interesse” (Corriere, p. 5).