«O si spera in Dio o non si spera in nulla. Maria come figura d’incontro tra cristiani, ebrei, islamici»

Intervista di Avvenire allo scrittore e intellettuale ebreo Marek Halter, che tra pochi giorni vedrà papa Francesco. «Essere uguali non significa essere identici»

Nato nel ghetto di Varsavia nel 1936, fuggito dai nazisti in Unione Sovietica con la famiglia a quattro anni e poi dai comunisti nel 1950 in Francia, Marek Halter è uno scrittore e un intellettuale ebreo. Un giorno nelle prossime settimane, spiega oggi in un’intervista all’Avvenire, dovrebbe vedere papa Francesco. «La guida della cristianità», spiega Halter, attualmente impegnato nel dialogo inter-religioso, si incontrerà «con una delegazione di imam musulmani guidata da me, che sono un ebreo».

DIO E LA SPERANZA. Halter si considera un testimone della «speranza». Speranza, non nelle ideologie che diventano religioni laiche ma in Dio: «O si spera in Dio o non si spera in nulla», spiega Halter. «Non per niente sono così tante le persone che fanno ritorno alle chiese, alle sinagoghe, alle moschee. I luoghi di preghiera sono diventati i luoghi privilegiati dell’incontro: è lì che bisogna andare se si vuole davvero costruire la pace e ritrovare la speranza. Perché senza speranza non possiamo vivere».

TERRORISMO E DISPERAZIONE. «Sartre sosteneva che ogni uomo si oppone a un oppressore – prosegue lo scrittore ebreo -, ma chi è il nostro oppressore, in questo momento? A chi dobbiamo opporci? Una risposta molto diffusa individua il nemico nel terrorismo», nella «minaccia senza volto» che nasce in contrapponendosi alla speranza. La «disperazione può trasformare chiunque in un emissario del male. E sono sufficienti due minuti per scatenare una strage», afferma Halter.

UGUALI NON SIGNIFICA IDENTICI. «Dall’Illuminismo in poi – spiega lo scrittore ebreo – siamo stati invitati a prestare attenzione principalmente ai valori universali, con il rischio di trascurare le realtà particolari». L’obiettivo, prosegue Halter, «era quello dell’uguaglianza». Ma «essere uguali non significa affatto essere identici»: «Dovremmo essere in grado di entrare in contatto con la cultura degli altri, con la loro storia, con la loro mentalità». Qual è la vera differenza tra Halter e il presidente Obama? «Di sicuro non il colore della pelle», risponde Halter, «la memoria, questa è la vera differenza»: «Quando si trova a prendere una decisione, Obama torna al passato da cui proviene e ritrova dentro di sé la sofferenza di generazioni e generazioni di schiavi africani. Io, invece, sono guidato in ogni momento dalla consapevolezza della Shoah. Non c’è contrasto, in questo».

IL LIBRO SU MARIA. La madre di Gesù di Nazareth, sulla cui storia lo scrittore ebreo ha scritto un libro, «per me non è una figura femminile addolorata e sottomessa, ma la prima grande madre ebrea della storia: orgogliosa del figlio, desiderosa di seguirlo nelle sue imprese, piena di fiducia verso di lui». «Condivido, in questo, la convinzione di Ben Gurion – spiega lo scrittore – per cui Gesù rappresentava la figura più luminosa della storia ebraica». «Al suo fianco, però, per me c’è sempre Maria – precisa – che non a caso è molto presente anche nel Corano». «Basta pensare all’episodio delle nozze di Cana», conclude Halter, «per rendersi conto di come, in effetti, molto, se non tutto, dipenda dall’iniziativa della madre».