Quanto si guadagna a diventare jihadista ai tempi dello Stato islamico, il gruppo terrorista «più ricco di sempre»

Secondo Bloomberg il patrimonio dell’Is ammonta a circa 2 miliardi di dollari. Al Qaeda, per abbattere le Torri gemelle, aveva speso un milione. «Se continuate a dormire i terroristi arriveranno fin sotto le vostre case»

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«Se continuate a dormire i terroristi arriveranno fin sotto le vostre case». Così, a Rimini, il vescovo ausiliare di Baghdad dei caldei Shlemon Warduni, in un’intervista al Quotidiano Meeting, ha motivato l’urgenza di un intervento da parte dei Paesi Occidentali in Iraq, dove prosegue l’avanzata incontrastata dei jihadisti dello Stato Islamico, definiti «esaltati che praticano il male». «Non intervenire in maniera netta per salvare vite umane è immorale», ha aggiunto.
Secondo diversi analisti interpellati dall’agenzia Bloomberg, lo Stato islamico (Is) disporrebbe di un patrimonio «pari a circa 2 miliardi di dollari» tra soldi e proprietà. E guadagna «qualcosa come 2 milioni di dollari al giorno dalle vendite di petrolio greggio, pagato “cash” o in beni barattati». Per fare un paragone, prosegue Bloomberg, «gli attacchi di Al Qaeda dell’11 settembre sono costati solo 1 milione di dollari».

I TERRORISTI PIU’ RICCHI DI SEMPRE. I proventi del petrolio (come si vede nella tabella qui sotto) provengono direttamente dai giacimenti e dalle due raffinerie conquistate dall’Is in Iraq, oltre che dai sei giacimenti in Siria. Per un totale di circa 8 mila barili prodotti al giorno, che sono venduti sul mercato nero «tra i 25 e i 60 dollari l’uno», come spiega Luay al-Khatteeb, analista della Brookings Insitution di Doha. Mentre il prezzo del greggio sul mercato legale è quotato a Londra per oltre 102 dollari al barile. Una bella differenza. Si capisce come mai Matthew Levitt, direttore intelligenze e antiterrorismo al Washington Institute, ha detto che «lo Stato islamico è probabilmente il gruppo terroristico più ricco mai conosciuto».

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IL RACKET DEI TAGLIAGOLE. Come riportato sempre da Bloomberg, solo negli ultimi anni, il gruppo del Califfo Ibrahim, come si fa chiamare il capo dei terroristi dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi, avrebbe «raccolto 10 milioni di dollari o forse più, grazie al solo pagamento dei riscatti degli ostaggi». Mentre il 5 per cento del patrimonio dell’Is, si dice, proviene da “donazioni” di privati residenti in Qatar, ma anche Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi. Anche se, come scrive il Corriere della Sera, «c’è chi crede che lo sforzo degli sceicchi sia maggiore».
Cifre alle quali vanno sommati i proventi del racket: come il pedaggio di 200 dollari a veicolo per transitare sui territori controllati dall’Is, i 420 milioni di dollari rubati nelle banche di Baghdad, i guadagni della vendita illegale di importanti manoscritti e reperti archeologici saccheggiati nelle chiese e nei conventi distrutti e i depositi di grano catturati. Da ultimo, non dimentichiamo la tratta di giovani donne, per lo più cristiane e yazide, che, quando non sono direttamente stuprate dai guerriglieri (come nel caso delle 600 poverette, denunciate dalla deputata yazida Vian Dakhil in un’intervista a Repubblica), sono vendute sul mercato come schiave.

UNA PRECISA CONTABILITA’. Fonti Usa rivelano che, mentre la paga di un jihadista ai tempi di Al Qaeda era di soli 40-50 dollari al mese, sotto il Califfato si prendono fino a 400 dollari al mese, più i contributi per la moglie e i figli, e 800 dollari per i jihadisti stranieri, quelli che provengono da altri paesi come anche l’Italia e l’Inghilterra. Numeri impressionanti, controllati assiduamente dal pignolo Al Baghdadi, che ha imposto ai gruppi locali dell’Is un contributo del 20 per cento del denaro rubato o estorto.

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