L’Illinois legalizza l’erba che non discrimina. E buon flop gli faccia

La «legge più equa del paese» punta a immettere «le minoranze colpite dalla guerra alla droga» nel mercato della marijuana ad uso ricreativo. Mercato già saturo ovunque

Nonostante il freddo, la neve, le code chilometriche, centinaia di residenti dell’Illinois si sono messi in fila e in attesa per essere tra i primi a comprare erba per festeggiarne la legalizzazione. Tra i clienti anche il vicegovernatore Juliana Stratton, in coda a un dispensario di Chicago: «Per troppo tempo i residenti, in particolare neri e marroni, sono stati presi di mira e criminalizzati per il possesso di cannabis – ha twittato dopo l’acquisto di una scatoletta di caramelle al mandarino aromatizzate alla cannabis -. Non è solo un nuovo anno, è un nuovo giorno».

LA DROGA CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

L’Illinois è l’undicesimo Stato a legalizzare le vendite di marijuana e consentirne l’uso ricreativo per i maggiori di 21 anni, ma anche il primo a fare riferimento esplicito al ruolo affidato all’industria dello spinello per ridurre le disuguaglianze: «La legge più equa del paese», l’aveva chiamata a maggio il governatore democratico J.B. Pritzker dedicando la «vittoria» alle persone di colore «discriminate dalla guerra dello Stato alla droga». Tant’è, oggi l’Illinois fornirà assistenza finanziaria alle minoranze interessate all’industria della marijuana, ridurrà i costi per la licenza e offrirà prestiti a basso interesse: 12 milioni è la cifra stanziata per far partire un fondo per non tagliare fuori dall’attività chi «non ha uno zio ricco o un’eredità» (parole di Edie Moore, della National Organization for the Reform of Marijuana Law di Chicago che ha lavorato con i legislatori dell’Illinois) e dare vita alla formazione professionale nel settore: dalla coltivazione al marketing, sono previsti otto programmi pilota per formare gli studenti dei college a lavorare nel settore, cinque dei quali saranno destinati a scuole in cui almeno il 50 per cento degli studenti ha un reddito basso.

LO STATO GRAZIA GLI SPACCIATORI

«Stiamo ponendo fine a una guerra durata 50 anni contro la cannabis», ha dichiarato il governatore concedendo la grazia alle prime 11.017 persone delle oltre 116 mila condannate per possesso di 30 grammi o meno di marijuana (ma il provvedimento consente a chi è stato condannato per importi maggiori, da 30 a 500 grammi, di chiedere la revoca delle accuse presso un tribunale; e secondo il Marijuana Policy Project, potrebbe cancellare i reati e i precedenti penali di circa 700 mila persone). «Stiamo ripristinando i diritti di molte decine di migliaia di illinoisiani. Stiamo portando regolamentazione e sicurezza in un mercato precedentemente non sicuro e illegale. E stiamo creando un nuovo settore che pone l’equità al suo centro». Come spiega sempre il Marijuana Policy Project le persone colpite più duramente dalla «guerra alla cannabis», cioè «arrestate o condannate per un reato legato alla cannabis o aventi legami con una comunità che è stata colpita in modo sproporzionato sia dalla povertà che dall’applicazione della legge sulla droga» riceveranno punti aggiuntivi, vantaggi e risorse per chiedere le licenze, avviare start up o mettersi in gioco nel settore.

IL DISEGNO DI LEGGE FEDERALE

Con l’Illinois diventano 11 gli Stati ad aver legalizzato la marijuana per uso ricreativo, già autorizzata in Alaska, California, Colorado, Massachusetts, Maine, Michigan, Nevada, Oregon, Vermont, Washington e nel Distretto di Columbia. Legislazioni in merito sono attese ora anche in Florida, Minnesota, New York, New Jersey, Virginia mentre dalla California si attendono modifiche legislative per rivedere il regime fiscale e dare più peso all’industria legale della cannabis. Nel frattempo a novembre, la commissione Giustizia della Camera ha approvato un disegno di legge che depenalizzerebbe la marijuana a livello federale: «Per troppo tempo, abbiamo trattato la marijuana come un problema di giustizia penale invece di una questione di scelta personale e di salute pubblica», ha dichiarato il presidente democratico Jerry Nadler. «Qualunque sia la propria opinione sull’uso della marijuana per scopi ricreativi o medicinali, arrestare, perseguire e incarcerare i consumatori a livello federale è imprudente e ingiusto».

BANCHE E RICICLAGGIO

Il Marijuana Opportunity Reinvestment and Expungement Act (More) si dirige ora verso il voto in aula, ma è incerto il suo destino al Senato, a maggioranza repubblicana, e in seguito alla forte opposizione del presidente della Commissione bancaria Mike Crapo: «Rimango fermamente contrario agli sforzi per legalizzare la marijuana a livello federale» ha dichiarato in una nota diffusa a dicembre. «Rimangono preoccupazioni significative sul fatto che il Secure and Fair Enforcement Banking Act (approvato dalla commissione di Nadler e che prevede l’espansione dell’accesso ai servizi bancari per i partecipanti all’industria della cannabis, ndr) non affronti il problema dell’elevata pericolosità della marijuana, del marketing verso i ragazzi, la mancanza di ricerche sui suoi effetti e la necessità di impedire a criminali e cartelli di utilizzare le banche per coprire soldi fatti illegalmente e riciclare denaro nel sistema finanziario».

UN FLOP DA 35 MILIARDI DI DOLLARI

Gli Stati intanto si organizzano da loro, coltivando insieme all’erba il sogno di riqualificare il mondo ripulendolo dalle disuguaglianze e dalle ingiustizie sociali. Un sogno che è già costato 35 miliardi di dollari laddove si è tentato di creare un nuovo settore economico che producesse lavoro ed entrate fiscali ed eliminasse il mercato nero: «Non è andata così», scriveva Massimo Gaggi sul Corriere (ripreso da Tempi qui):

«Tanto in Canada quanto negli Usa la marijuana illegale continua a prevalere su quella che transita per i canali regolari. In sostanza il racket della droga si è dimostrato abile e reattivo nell’abbassare i costi del suo prodotto importato illegalmente, mentre la decriminalizzazione ha ridotto i rischi (una cosa è essere accusati di contrabbando ben altra essere incriminati per spaccio di sostanze potenzialmente mortali). Oggi molti gruppi criminali creano centrali direttamente negli Usa e in Canada anziché appoggiarsi su strutture intermedie in Messico. Gli Stati che hanno legalizzato la cannabis, poi, hanno deciso di applicare un’elevata tassazione come per altre attività “viziose”, dal fumo al gioco d’azzardo. Risultato: negozi costretti a pagare molto per la loro licenza e che vendono un prodotto legale altamente tassato devono imporre prezzi che a volte sono addirittura un multiplo di quelli del mercato nero».

TROPPA MARIJUANA

Morale: il business del futuro è già diventato un flop, chi ha investito in oro verde sta perdendo soldi e valore; nei magazzini canadesi oggi c’è marijuana a sufficienza per soddisfare quasi due anni e mezzo della domanda registrata finora e i produttori si preparano a una gara al ribasso per smaltire le riserve accumulate; l’Oregon ha denunciato scorte sufficienti per oltre sei anni, l’offerta ha superato in modo esponenziale la domanda. Il rischio ora è che tutta la marijuana invenduta finisca ad alimentare quel mercato nero che la liberalizzazione si proponeva di distruggere – roba da «dilettanti di criminologia», come ebbe a dire il giudice Paolo Borsellino.

TUTTI PIÙ EQUAMENTE VIOLENTI E DEPRESSI

Quanto al mantra dell’equità sociale che tifa cannabis per riparare alle ingiustizie storiche e alla formazione di giovani professionisti del settore andrebbe ricordato che dove è legale l’uso ricreativo della marijuana insieme al giro d’affari del mercato nero sono aumentati violenza e incidenti stradali; che Colorado, Washington, Alaska e Oregon registrano «un aumento negli omicidi e nelle aggressioni violente» (come del resto avvenuto in Uruguay); che più pericolosa della marijuana inalata c’è solo quella ingerita attraverso dolcetti e caramelle. E che dietro alla lotta alla discriminazione a mezzo cannabis c’è solo uno Stato che vuole i suoi abitanti più democraticamente ed equamente violenti, ostaggi di effetti psicotici e depressivi, ansia e infarti.

Foto Ansa