Sola, resto a guardare quella scia spumeggiante sotto di me, che all’orizzonte si appiana. Mi fa pensare alla mia vita: nata sana e forte, e prepotente. Come questo turbinio candida
Due giorni al solstizio. Sotto a un sole trionfante il traghetto è partito per la Sardegna. Fa caldissimo: l’estate, letteralmente, è esplosa.
La nave è affollata, dai camper targati Amburgo sono scesi tedeschi diafani, e le ragazze già si ustionano sotto al sole che batte come un fabbro. Musica dal bar, in una lieta intontita svagatezza. I vuoti di Ceres si accumulano. Lo smartphone senza wifi è nero e morto. Che fare dunque? Sui divani all’interno si cerca almeno di dormire.
Il cielo, talmente radioso da essere insostenibile agli occhi. Il mare quasi viola, e piatto come olio. Tutto è perfetto. (Alle guerre, si cerca di non pensare. Diamine, bisogna pur tirare il fiato).
In tanta leggerezza un’unica incrinatura. A poppa: oltre la balconata del traghetto, le vigorose eliche generano una larga, robusta scia di schiuma candida. Arruffa per qualche secondo il mare di seta, poi in lontananza si dissolve.
Sola, resto a guardare quella scia spumeggiante sotto di me, che all’orizzonte si app...
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