Non sarà una buona ricetta a riempire il “grande vuoto” esistenziale dei giovani
Qualche anno fa Luigi Amicone era stato invitato a un’assemblea studentesca. Si discuteva della “questione giovanile”, ma dopo pochi minuti il dibattito era degenerato in rissa. Gigi litigava con il suo interlocutore, gli studenti gli urlavano contro, lui rispondeva. Finché, all’improvviso, tagliò corto: «Ragazzi, in qualunque modo la pensiate, il problema della vita è uno solo: diventare santi». Silenzio. Non volò più una mosca per qualche minuto, finché l’assemblea ricominciò non ricordo più con quale esito, se non che, terminata, un gruppo di studenti si avvicinò ad Amicone e chiese: «Cosa intendevi dire?». L’aneddoto mi torna spesso in mente quando sento parlare di “emergenza giovanile”.
Una settimana dopo aver presentato il nuovo ddl Sicurezza, il 20 luglio il ministero degli Interni ha promosso in tutta Italia una “maxi operazione di contrasto alla criminalità giovanile”. Operazioni di polizia sono state condotte in 44 province italiane e sono stati arrestate 539 persone (di cui 47 minorenni), sequestrati circa 300 mila euro in contanti, 41 chili di cocaina, 660 di cannabinoidi, 2 chili di ketamina, circa 1.000 pastiglie di ossicodone, nonché quantitativi di sostanze stupefacenti e psicotrope tra cui shaboo, ecstasy e Mdma e benzodiazepine. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati numerosi oggetti rubati, tra cui collane d’oro e cellulari, 49 armi da fuoco e munizionamento di diverso calibro, 87 armi bianche, 95 oggetti atti a offendere, tra cui 3 storditori elettrici, una mazza da baseball, un bastone sfollagente telescopico, un bastone in metallo, bombolette di spray urticante, diversi taglierini.
Solo qualche giorno prima, scriveva il Corriere della Sera: «Nel 2025 gli adolescenti indagati e seguiti dai Servizi sociali sono stati 23.862, il 23 per cento stranieri, e rispetto al passato si è abbassata l’età: i 14-15enni che delinquono sono sempre più numerosi. Negli ultimi sei anni, gli illeciti di cui sono accusati si sono impennati: rissa +93 per cento; rapina +54 per cento; lesioni +53 per cento; violenze sessuali +29 per cento; omicidio +28 per cento; minacce +26 per cento. Quelli finiti nei guai perché trovati a girare con una spranga o un coltello in tasca, sono schizzati del 93,5 per cento».
Poi c’è l’altra faccia della medaglia: gli hikikomori. Ragazzi che non spaccano vetrine, non accoltellano nessuno, non finiscono nelle statistiche della criminalità. Semplicemente spariscono. Restano chiusi nelle loro stanze per mesi. Secondo la “Relazione al Parlamento sulle dipendenze” sono almeno 50 mila; secondo altre stime almeno 200 mila.
Di fronte a questa emergenza, la nostra società propone diverse ricette: più psicologi nelle scuole, più repressione, limitazioni all’uso dei social per i minori. Tutte risposte che hanno le loro buone ragioni. Ma scavando un po’ più a fondo nelle motivazioni che spingono gli uni a delinquere e gli altri a isolarsi si scopre che in entrambi i casi esiste un motivo comune: nei giovani, come ha detto don Gino Rigoldi, già cappellano del carcere minorile di Milano, «c’è un grande vuoto, una solitudine». C’è, cioè, una grande domanda di senso che non trova risposta nel mondo degli adulti.
Senza voler generalizzare né banalizzare un argomento complesso, a noi pare che oggi servirebbero adulti e luoghi di adulti in cui si possa avanzare un’ipotesi inaudita che strappi ogni dispersa giovinezza dal morbo della violenza e dall’apatia dell’isolamento. Anziché ricette che tamponino le conseguenze, bisognerebbe avere il coraggio di andare alla radice del fenomeno, che è più esistenziale che psicologico.
Per questo l’uscita di Amicone continua a sembrarci attuale. Non perché la parola “santi” sia una formula magica, ma perché, nel mezzo di una discussione tutta giocata sulle opinioni, lui cambiò improvvisamente il piano del discorso. Smise di parlare di problemi e cominciò a parlare del destino. E, in quel momento, i ragazzi smisero di urlare e iniziarono a fare domande. È per questo che, oltre che di un poliziotto, ci vorrebbe un Amicone in ogni quartiere.
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