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Non sarà una buona ricetta a riempire il “grande vuoto” esistenziale dei giovani

Di Emanuele Boffi
10 Agosto 2026
Tra baby gang e hikikomori, il coraggio di guardare oltre l’“emergenza” per arrivare alla radice. Come quella volta in cui Amicone, davanti agli studenti, smise di parlare di problemi e iniziò a parlare del destino. E loro a fare domande
Alcuni adolescenti passeggiano per le vie del centro, Milano, 6 settembre 2023
Adolescenti passeggiano per le vie del centro di Milano (foto Ansa)

Qualche anno fa Luigi Amicone era stato invitato a un’assemblea studentesca. Si discuteva della “questione giovanile”, ma dopo pochi minuti il dibattito era degenerato in rissa. Gigi litigava con il suo interlocutore, gli studenti gli urlavano contro, lui rispondeva. Finché, all’improvviso, tagliò corto: «Ragazzi, in qualunque modo la pensiate, il problema della vita è uno solo: diventare santi». Silenzio. Non volò più una mosca per qualche minuto, finché l’assemblea ricominciò non ricordo più con quale esito, se non che, terminata, un gruppo di studenti si avvicinò ad Amicone e chiese: «Cosa intendevi dire?». L’aneddoto mi torna spesso in mente quando sento parlare di “emergenza giovanile”. Una settimana dopo aver presentato il nuovo ddl Sicurezza, il 20 luglio il ministero degli Interni ha promosso in tutta Italia una “maxi operazione di contrasto alla criminalità giovanile”. Operazioni di polizia sono state condotte in 44 province italiane e sono stati arrestate 539 persone (di cui ...

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