Il New York Times frena (di nuovo) sulla cannabis: brucia il cervello dei giovani

Dopo la clamorosa campagna pro marijuana libera (già mezza rimangiata all’inizio di quest’anno), il quotidiano snocciola i dati scientifici che smontano il mito della “droga leggera”

«La marijuana danneggia i giovani cervelli. Gli Stati che la legalizzano dovrebbero fissare un’età minima di 25 anni o più». Lo scrive il New York Times, lo stesso giornale che appena cinque anni fa con un editoriale che annunciava in pompa magna il suo sostegno alla battaglia per la cannabis libera, si era attirato perfino le critiche di Gil Kerlikowske, nominato da Barack Obama direttore dell’Office of National Drug Control Policy (Ondcp) della Casa Bianca. Che la marijuana legale in realtà è diventata un business, «fa male e la liberalizzazione in atto è foriera di gravi danni» il Nyt ha iniziato a scriverlo nero su bianco all’inizio di quest’anno, anticipando un saggio del suo ex cronista (antiproibizionista) Alex Berenson, Ditelo ai vostri figli: la verità su marijuana, malattie mentali e violenza, saggio rilanciato dalle nostre parti perfino da Repubblica. Ma il 16 giugno, con un pezzo firmato dai medici Kenneth L. Davis, presidente del Mount Sinai Health System, e Mary Jeanne Kreek, capo del Laboratorio di biologia delle dipendenze presso la Rockefeller University, il mito dell’erba che non fa male a nessuno pare definitivamente affossato.

FUMARE DANNEGGIA IL CERVELLO

«È allettante pensare che la marijuana sia una sostanza innocua che non rappresenta una minaccia per adolescenti e giovani adulti. I dati medici, tuttavia, rivelano una realtà diversa». L’articolo propone una lunga serie di studi che dimostrano come la marijuana possa avere un impatto deleterio sullo sviluppo cognitivo negli adolescenti, compromettere la funzione esecutiva, la velocità di elaborazione, la memoria, l’attenzione e la concentrazione. Danni misurabili con un semplice test del Qi: l’uso persistente di cannabis è associato al declino neuropsicologico, le persone monitorate dai ricercatori, dall’infanzia fino ai 38 anni di età, hanno infatti palesato gli effetti neurotossici sul cervello conseguenti all’assunzione settimanale di marijuana e la maggiore predisposizione alla dipendenza da oppioidi.

IL THC, SABOTATORE DI NEURONI

«La ragione per cui il cervello dell’adolescente è così vulnerabile agli effetti delle droghe è che il cervello – specialmente la corteccia prefrontale, che controlla il processo decisionale, il giudizio e l’impulsività – è ancora in via di sviluppo negli adolescenti e nei giovani fino all’età di 25 anni», spiegano i medici. In questo processo di sviluppo il principale ingrediente psicoattivo della cannabis, il Thc, che tanto rilassa e rasserena, interferisce con lo scambio di informazioni tra i neuroni e a lungo andare può modificare in modo permanente i percorsi neurali e inficiare i processi cognitivi (apprendimento, attenzione, risposte emotive, portando anche a dipendenze a lungo termine).

ERBA MOLTO PIÙ POTENTE

E qui veniamo al punto: il rischio a cui sono esposti gli adolescenti che consumano marijuana oggi è di gran lunga superiore a quello di 20 o 30 anni fa, perché la marijuana ora è molto più potente. All’inizio degli anni Novanta, il contenuto medio di Thc della marijuana confiscata era di circa il 3,7 per cento. Nel 2013 era del 9,6 per cento. La marijuana in vendita dal 2014 nei dispensari autorizzati del Colorado ha mostrato invece contenuto medio di Thc del 18,7 per cento. Questo per quanto riguarda i valori medi, ma l’indagine di Berenson spiega come l’erba venduta legalmente arrivi anche a concentrazioni del 25 per cento: «Ci sono persone che assumono fino a 100-200 milligrammi di Thc al giorno. È come bere tra i 40 e gli 80 drink: neanche un alcolizzato all’ultimo stadio potrebbe tollerarlo». In altre parole, questa non è “l’erba dei padri” dei giovani di oggi, è quasi sette volte più potente.

MAI SOTTO I 25 ANNI

Poco importa se a 21 anni un cittadino americano è considerato adulto (le proposte per legalizzare la marijuana in esame a New York e nel New Jersey consentono l’uso a partire da questa età), «il cervello si sta ancora sviluppando», concludono i medici sul Nyt. «Gli stati che legalizzano la marijuana dovrebbero fissare un’età minima non inferiore ai 25 anni. Dovrebbero anche imporre limiti più severi ai livelli di Thc e monitorarli rigorosamente. Sono inoltre necessarie campagne educative per aiutare il pubblico a capire che la marijuana non è innocua», «Dobbiamo regolamentare strettamente l’emergente industria della cannabis per proteggere il cervello in via di sviluppo». Anche dalle svolte liberal senza età di certi stati e giornali che ad ogni latitudine ci hanno propinato omissioni, errori e bugie a fini di marketing.

Foto Ansa