Storia di Team Service, l’aziendina nata nel 1985 per rispondere alla fame di lavoro della Roma dell’epoca e divenuta in 40 anni un gigante da seimila dipendenti. Nel segno di una cooperazione molto concreta. «Perché qui il guadagno di un alleato vale più del profitto»
Il presidente di Team Service Emilio Innocenzi (a destra) con l’ad Tommaso Innocenzi
Diciamolo subito, la cosa più interessante della storia di Team Service non sono i numeri, benché questi meritino enorme rispetto: 250 milioni di fatturato, seimila dipendenti, una presenza ramificata tra l’Italia e la Spagna di cui poi diremo la consistenza. Nemmeno la longevità, che pure in un paese afflitto dal declino demografico delle imprese è una notizia. La cosa interessante è che questa storia, a quarant’anni dall’inizio, continua a essere raccontata dai suoi protagonisti con le stesse parole: amicizia, cooperazione, appartenenza. Non è un vezzo sentimentale: prima è venuta una compagnia umana, dopo è arrivata l’impresa. Ed ecco come sono andate le cose.
Ci volevano gli anni Ottanta, e forse persino la fine di una certa idea di solidarietà statale, per farci capire che un secchio d’acqua e un mazzo di stracci bagnati potessero contenere più sostanza di tante teorie sulla giustizia sociale. Roma era allora una città ministeriale, impigrita dall’assistenzialismo e da una disoccu...
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