Libertà religiosa, Commissione Usa: «Cristiani sotto assedio. Obama faccia di più»

Il report della Commissione sulla libertà religiosa analizza i casi Paese per Paese: Siria e Iran, Corea e Arabia, Pakistan ed Egitto. «L’amministrazione Usa dovrebbe muoversi con sanzioni mirate»

I cristiani sono sotto assedio in Medio Oriente, e l’amministrazione Obama non sta facendo abbastanza per fermare le persecuzioni religiose perpetuate dai suoi alleati. Lo mette in luce il rapporto della Commissione Usa sulla Libertà Religiosa Internazionale, un comitato i cui consulenti sono scelti dalla Casa Bianca in rappresentanza di entrambi i partiti politici statunitensi. L’ultimo focus parla di vere e proprie persecuzioni in atto in alcuni Paesi come Iran, Arabia Saudita, Pakistan e Corea del Nord, evidenziando un dato allarmante: il crollo della percentuale di cristiani in Medio Oriente, sceso dal 25 al 10 per cento in tre anni.

IRAN E ARABIA SAUDITA. Sono 16, in particolare, i Paesi che più preoccupano la Commissione. Si parla di Cina ed Eritrea, Sudan e Siria, Uzbekistan e Nigeria, Vietnam, Iraq e Pakistan. C’è anche l’Iran, che ha peggiorato le sue condizioni, paradossalmente, da quando ha preso il potere «il presidente presumibilmente moderato Hassan Rouhani», come dimostra il fatto che a febbraio 2014, «almeno 40 cristiani sono ancora in prigione, detenuti o in attesa di processo per le loro convinzioni o attività religiose». FoxNews ha dato voce a Morad Mokhtari, attivista iraniano presso lo statunitense Iran Human Rights Documentation Center: cristiano, ha abbandonato qualsiasi speranza di vedere Rouhani rendere più moderata la sua Repubblica Islamica. Ma timori arrivano anche dall’Arabia Saudita, che vieta qualsiasi presenza di credi diversi dall’islam. «Nel Paese non esiste una singola chiesa, o qualche edificio di culto non musulmano», accusa il report, spiegando come addirittura alcuni libri di testo delle scuole di Riyad «giustificano la violenza contro gli apostati e i politeisti, ed etichettano cristiani ed ebrei come “nemici”».

PERSEGUITATI IN EGITTO E COREA DEL NORD. Nel documento si approfondisce anche la situazione dell’Egitto successiva alla caduta di Morsi, e con essa l’incapacità dei governi di transizione di proteggere i gruppi religiosi, in particolare i copti. «L’Egitto è uno degli alleati maggiori dell’America nel Medio Oriente», ricorda la Commissione, auspicando una maggior presa di coscienza del presidente Obama della situazione di questa minoranza che rappresenta circa il 10 per cento della popolazione. «Solo un mese fa l’amministrazione ha approvato la spedizione di elicotteri d’attacco Apache al governo militare». Tra i massimi violatori della libertà religiosa c’è anche la Corea del Nord, dove sussiste un «sistema-songbun, che classifica le famiglie in base alla loro fedeltà alla famiglia Kim; i credenti hanno il rating songbun più basso. Diffondere il cristianesimo è un crimine politico. Molti credenti vengono incarcerati in ignobili campi di lavoro penale».

«SERVIREBBERO SANZIONI MIRATE». La commissione ha stilato poi un secondo gruppo di nazioni, dove la pressione sui cristiani è minore ma desta comunque una certa preoccupazione: Afghanistan, Cuba, India, Indonesia, Laos, Russia e, per la prima volta, Turchia e Malesia. «Mentre l’amministrazione Obama deve continuare a fare luce sugli abusi attraverso prese di posizioni pubbliche, dovrebbe talvolta imporre sanzioni mirate contro questi paesi per dimostrare che ci possono anche essere conseguenze», spiega Dwight Bashir, vice-direttore di politica e ricerca della commissione. «Se non utilizza uno strumento legislativo già esistente, gli Stati Uniti rischiano di mandare il messaggio che preferiscono un accordo nucleare piuttosto che protestare per i diritti del popolo iraniano».