Lambert. «La morte di Vincent è stata disumana. Mi ha salvato la preghiera»

Parla Anne, la sorella del paziente tetraplegico lasciato morire di fame e di sete in Francia: «Bisogna rimettere tutto nelle mani del buon Dio. Abbandonarsi alla Provvidenza»

«Sono immensamente triste, ma anche sollevata che Vincent non sia più nelle mani del suo medico». Parla così a Famille Chrétienne Anne Lambert, sorella del paziente tetraplegico di 42 anni ucciso in Francia dai dottori dell’ospedale Chu Sébastopol di Reims. Anne, insieme a un fratello e ai genitori, ha cercato fino all’ultimo di salvare la vita a Vincent. Ma per volere della moglie, appoggiata da una parte della famiglia oltre che da medici e giudici, il 3 luglio a Lambert, dal 2008 in stato di minima coscienza in seguito a un incidente, è stata interrotta la somministrazione di idratazione e alimentazione, che ne ha causato la morte l’11 luglio.

FAMIGLIA DIVISA AI FUNERALI

I funerali religiosi si sono svolti in forma privata il 13 luglio alla presenza di tutta la famiglia, ma, spiega la sorella di Lambert, «eravamo divisi in due gruppi distinti. Poteva essere l’occasione di recuperare certi legami, ma era troppo difficile per noi, dopo questi sei anni di battaglie. I funerali sono stati quanto meno “dignitosi”».

Questi sei anni, continua Anne, sono stati «lunghi e duri per tutti. Per noi, come per gli altri. La cosa più difficile è stato vedere Vincent partire in quelle condizioni. È stato disumano. I nove giorni che hanno preceduto la sua morte sono stati troppo intensi. Abbiamo donato a Vincent tutto il nostro tempo. Ora, la vita continua anche sarà difficile».

«MI HA SALVATO LA PREGHIERA»

Anne afferma di aver trovato conforto nella fede:

«La fede è stata un grande sostegno in queste ultime settimane. Ci siamo sentiti davvero sostenuti da migliaia di persone. Molte messe sono state dette per Vincent prima della sua morte. C’è stato un gran numero di veglie di preghiera dappertutto in Francia. Questo ci ha aiutato molto giorno per giorno. Ci siamo sentiti sostenuti, quasi in modo fisico! Non avremmo potuto sopportare una simile situazione senza la preghiera. La mia preghiera personale innanzitutto. Quando mi sono ritrovata sola, mi sono chiesta come avrei potuto sopportare tutto questo. Ho dubitato di me e mi sono detta che non potevo reggere. Invece, abbiamo sopportato la prova grazie alla nostra fede personale, alla preghiera. Bisogna rimettere tutto nelle mani del buon Dio. Abbandonarsi alla Provvidenza: questo mi ha salvato».

«MAI ABBIAMO VOLUTO LA MEDIATIZZAZIONE»

Purtroppo in questo momento la morte di Lambert «viene già strumentalizzata. Ma non per nostra volontà», continua Anne, «perché noi non abbiamo mai voluto una simile mediatizzazione. Nella nostra famiglia c’è sempre qualcuno che ha avuto la tentazione di correre davanti ai microfoni, anche il giorno stesso della morte di Vincent. Questo è indecente, non sarebbe mai dovuto accadere».

La sorella di Lambert conclude ringraziando «tutti quelli che hanno accompagnato Vincent fino alla fine, un gruppo di 300 mila persone. Sono certa che numerose grazie ricadranno su di loro. Reciterò per queste persone il rosario oggi. Senza di loro, non ce l’avremmo fatta».