Francia. A processo il medico che ha causato la morte di Vincent Lambert

Ieri il dottor Sanchez è apparso davanti al tribunale di Reims per «non assistenza a persona in pericolo»

vincent lambert

È cominciato ieri davanti al tribunale di Reims, in Francia, il processo per «non assistenza a persona in pericolo» a carico del dottor Vincent Sanchez, che il 3 luglio ha interrotto l’alimentazione e l’idratazione di Vincent Lambert, provocandone la morte per fame e per sete l’11 luglio all’ospedale Sébastopol Chu di Reims. Il paziente tetraplegico si trovava in stato di minima coscienza dal 2008 e la moglie Rachel aveva più volte chiesto che venisse ucciso attraverso l’interruzione dei sostegni vitali. A questa volontà, si sono opposti con ogni mezzo per anni i genitori del 42enne, che non sono riusciti però a fermare la lenta procedura di morte.

«VINCENT LAMBERT ERA “DETENUTO”»

Il dottor Sanchez davanti ai giudici, come riportato dal Figaro, ha dichiarato di «aver sempre rispettato la legge e il mio paziente nei suoi diritti e nella sua dignità». Il medico ha ribadito che «dal 2017, cioè da quando l’ho preso in carico, si trovava in stato vegetativo cronico. Non ho mai visto alcuna reazione che facesse pensare alla presenza di uno stato di coscienza».

Jérome Triomphe, l’avvocato dei genitori di Lambert che hanno citato il medico in tribunale, ha ricordato che il paziente era invece in uno stato di coscienza minima e che nell’ospedale non è mai stato curato come si conviene ai pazienti gravemente handicappati come Lambert. All’udienza ha testimoniato in questo senso il neurologo Xavier Ducrocq, affermando che «Lambert non ha ricevuto dall’ospedale le cure necessarie a una persona nelle sue condizioni». La moglie, al pari del dottor Sanchez, ha sempre rifiutato di trasferire il marito in una clinica specializzata e il neurologo ha concluso dicendo che «l’isolamento forzato in quella camera d’ospedale dal 2015 ha aggravato le sue capacità sensoriali. È l’unico caso di paziente “detenuto” che io conosca».

LE RESPONSABILITÀ DEI GIUDICI E DI MACRON

L’interruzione dei sostegni vitali era stata autorizzata il 28 giugno dalla Corte di Cassazione francese, su richiesta del governo francese e di Emmanuel Macron, invalidando una precedente decisione contraria della Corte d’appello di Parigi. Dopo un primo tentativo da parte del dottor Sanchez di far morire Lambert il 20 maggio, infatti, i giudici parigini avevano stabilito che venisse rispettata la decisione del Comitato internazionale sui diritti delle persone con disabilità dell’Onu, che aveva chiesto all’ospedale di non interrompere i trattamenti fino a quando non avesse completato la valutazione del caso.

«Che urgenza c’era?», ha chiesto l’avvocato dei genitori di Lambert al dottor Sanchez. «Perché non ha rispettato le misure conservative dell’Onu, visto che gli stessi periti del tribunale avevano scritto nella loro relazione che tenere in vita Lambert non poteva essere considerata una “ostinazione irragionevole”?». Alla domanda il dottor Sanchez ha risposto che, pur non avendo lasciato Lambert disposizioni chiare in merito, «c’era l’urgenza di accordare al paziente ciò che io pensavo lui volesse», cioè la morte, aggiungendo che «le misure dell’Onu non erano costringenti». «Sta dicendo che erano obbligatorie ma l’Onu non ha mandato i caschi blu a costringervi?», ha ribattuto l’avvocato sottolineando che «questa ammissione terrificante conferma la non assistenza a persona in pericolo. Lei poteva salvargli la vita, invece l’ha fatto morire con una procedura che sarebbe ritenuta inaccettabile anche se effettuata su un cane».

Il procuratore ha infine difeso il dottor Sanchez, affermando che «la giustizia non deve basarsi sull’emotività ma sulla legge». E in questo caso, secondo il magistrato, non ci sarebbe stata alcuna violazione. Spetterà al giudice decidere.

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