Israele bombarda Hamas in Qatar. Il cessate il fuoco a Gaza è un miraggio

Di Giancarlo Giojelli
10 Settembre 2025
Dopo i raid a Doha per eliminare la leadership politica di Hamas sembra impossibile il raggiungimento di un accordo tra i terroristi e lo Stato ebraico
L'edificio a Doha (Qatar) dove si trovava la ledership di Hamas colpito dal raid di Israele
L'edificio a Doha (Qatar) dove si trovava la ledership di Hamas colpito dal raid di Israele

Israele ha condotto un raid missilistico senza precedenti a Doha per assassinare i leader politici di Hamas, che erano riuniti nella capitale del Qatar per discutere della proposta di cessate il fuoco presentata dagli Stati Uniti. Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump sarebbe stato avvisato in anticipo e gli Usa, a loro volta, avrebbero dato preavviso dell’attacco al Qatar.

Nessuno dei leader di Hamas presi di mira nell’attacco sarebbe morto, riportano i media israeliani. Le vittime, però, sono state due: il figlio di Khalil al-Hayya, capo negoziatore di Hamas e vice di Yahya Sinwar, e il suo direttore dell’ufficio, Jihad Labad.

I precedenti a Damasco e Teheran

Dopo il 7 ottobre, Israele ha più volte ripetuto che avrebbe colpito i suoi nemici «dovunque si trovino». Il messaggio è stato ribadito ieri dal ministro israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich: «I terroristi non hanno e non avranno immunità dalla mano pesante di Israele in nessuna parte del mondo».

L’attacco in Qatar ricorda ad esempio quello condotto da Israele a Teheran il 31 luglio 2024 per assassinare il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, che si trovava in Iran per assistere alla cerimonia d’insediamento del nuovo presidente Masoud Pezeshkian.

In un attentato simile, l’1 aprile 2024, Israele aveva bombardato il consolato iraniano di Damasco, uccidendo il comandante della Forza Quds, il generale di brigata Mohammad Reza Zahedi.

Nel raid a Doha, che è stato concordato ieri a mezzogiorno in particolare per vendicare l’attentato a Gerusalemme, come riferito da Netanyahu, hanno partecipato almeno 10 caccia e sono state sganciate più di 10 bombe.

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Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar ha condannato «l’attacco criminale che costituisce una flagrante violazione di qualsiasi legge internazionale e rappresenta una seria minaccia alla sicurezza degli abitanti del Qatar».

Israele ha definito l’operazione “Giorno del giudizio” e come riportato in un comunicato delle Forze di sicurezza israeliane l’attacco aveva come obiettivo «la leadership di Hamas, responsabile del massacro del 7 ottobre».

«Israele vuole sabotare i negoziati»

Dopo l’attentato rivendicato da Hamas in cui sei civili israeliani sono stati uccisi a Gerusalemme e dopo che le forze di sicurezza israeliane hanno fatto irruzione nei villaggi palestinesi da cui provenivano i due terroristi, uccisi anche loro nella sparatoria, e mentre Hamas esalta il coraggio «eroico» dei due «martiri», il raid in Qatar rende ancora più improbabile la firma di un accordo per il cessate il fuoco a Gaza.

Il Qatar, in seguito agli attacchi, ha sospeso i negoziati fino a nuova decisione. Einav Zangauker, madre dell’ostaggio Matan, ha accusato il premier israeliano di fare di tutto per «sabotare» un accordo per liberare i rapiti: «Potrebbe essere che in questo preciso momento il primo ministro abbia effettivamente assassinato il mio Matan, segnando il suo destino», ha dichiarato.

Trattative di pace a Gaza in salita

Prima dell’attentato a Doha, il ministro degli esteri Gideon Sa’ar aveva dichiarato che «la guerra può finire domani» e che il governo Netanyahu è «pronto a dire di sì all’ultima proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump per il rilascio degli ostaggi e un accordo di cessate il fuoco a Gaza».

Il governo israeliano – aveva detto Sa’ar – ha due richieste per la fine della guerra: il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e la deposizione delle armi da parte di Hamas. 

Stati Uniti e Israele non hanno ancora specificato cosa comporti la proposta e quale tempistica dovrebbe avere. Secondo fonti di intelligence interpellate da Tempi il vero obiettivo è il rilascio immediato di tutti gli ostaggi detenuti a Gaza in cambio di prigionieri palestinesi e l’impegno da parte di Israele di non riprendere i combattimenti. 

Israele bombarda un palazzo a Gaza City
Israele bombarda un palazzo a Gaza City (foto Ansa)

Le trattative con Hamas sono in salita

Secondo la nuova proposta, il ritiro di Israele da Gaza sarebbe graduale, e comincerà all’inizio del cessate il fuoco. I negoziatori avrebbero quindi 60 giorni – o il «tempo necessario» – per raggiungere un accordo sul disarmo di Hamas, sui dettagli del ritiro di Israele e su un governo alternativo per Gaza. Ed è questo il punto su cui sarà più difficile trovare un accordo, mentre i carri armati israeliani continuano a operare alla periferia di Gaza City.

Per Hamas non ci potrà essere nessun futuro a Gaza, dice Israele. La mattanza del 7 ottobre è una ferita insanabile. Non sono bastati due anni di guerra e decine di migliaia di morti (le uniche cifre, è importante ricordarlo, sono quelle fornite dalla stessa Hamas, secondo cui le vittime della guerra sono oltre 60 mila, e non si sa quanti civili).

Gli estremisti vogliono occupare Gaza

«Finché esisteranno questi stati terroristici, finché Hamas rimarrà al potere, le sofferenze da entrambe le parti non finiranno», dice Sa’ar includendo nell’elenco dei terroristi le altre fazioni palestinesi alleate di Hamas, come la Jihad islamica e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina.

Alle dichiarazioni di Sa’ar si oppongono le notizie che giungono dai paesi arabi che stanno mediando, Egitto e soprattutto Qatar. Hamas si è opposta all’idea di rilasciare immediatamente tutti gli ostaggi rimanenti senza garanzie concrete che Israele non sarà in grado di riprendere la guerra. In passato, ha cercato una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che sanzionasse Israele se fosse tornato a combattere.

Non ritiene sufficienti le rassicurazioni degli Stati Uniti, ha affermato una fonte araba che ha svolto il ruolo di mediatore, sottolineando il precedente sostegno dell’amministrazione Trump alla decisione israeliana di riprendere la guerra a marzo, anziché passare alla seconda fase dell’accordo, cioè la futura amministrazione della Striscia.

Netanyahu inoltre deve affrontare la resistenza dei suoi partner della coalizione di estrema destra che non vogliono il ritiro da Gaza, dove molti di loro sperano che Israele ristabilisca gli insediamenti smantellati nel 2005.

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Il nodo degli ostaggi

Un altro possibile punto critico è stato segnalato dal quotidiano saudita Asharq al-Awsat, che ha citato fonti di Hamas secondo cui sarebbe impossibile per il gruppo terroristico rilasciare tutti i 48 ostaggi da Gaza all’inizio del cessate il fuoco, poiché i resti di alcuni prigionieri uccisi sono inaccessibili a causa della presenza delle Idf a Gaza.

L’ordine di evacuazione da Gaza City emanato da Israele intanto resta in vigore, nonostante meno di centomila gazawi, su oltre un milione, abbiamo potuto lasciare l’area dove dovrebbe scatenarsi l’attacco finale dei “carri di Gedeone”, così Israele ha denominato l’operazione. 

I cristiani restano a Gaza City

Non se ne andranno, lo hanno detto e lo ripetono, i 450 cristiani cattolici e ortodossi che vivono insieme nella parrocchia di Gaza City che è vicina alla linea del fuoco, più volte colpita dai bombardamenti. «È nostro dovere di cristiani restare accanto a chi soffre», dice il parroco padre Gabriel Romanelli. «Cristo è qui, è a Gaza». Lo hanno detto il patriarca latino, cardinale Pierbattista Pizzaballa, e quello greco-ortodosso, Teofilo III.

Le autorità israeliane sul luogo dell'attentato di lunedì a un autobus a Gerusalemme, dove hanno perso la vita sei persone
Le autorità israeliane sul luogo dell’attentato di lunedì a un autobus a Gerusalemme, dove hanno perso la vita sei persone (foto Ansa)

Lo ha detto papa Leone XIV, incontrando il presidente israeliano Isaac Herzog, che ha chiesto udienza in Vaticano: c’è un futuro di stabilità da instaurare in una regione che ha alle spalle una lunga epoca di conflitti tuttora «numerosi». E questo obiettivo – ha detto il Papa – specialmente guardando alla «tragica situazione» che vive Gaza, può essere raggiunto attraverso una «pronta ripresa dei negoziati» tra le parti in causa, con «disponibilità e decisioni coraggiose» e il sostegno della comunità internazionale, allo scopo di «ottenere la liberazione di tutti gli ostaggi, raggiungere con urgenza un cessate il fuoco permanente, facilitare l’ingresso sicuro degli aiuti umanitari nelle zone più colpite e garantire il pieno rispetto del diritto umanitario, come pure le legittime aspirazioni dei due popoli». 

I cristiani di Gaza aiutano tutti , distribuiscono il poco che hanno. Sperano, contro ogni speranza, nell’Anno Santo della speranza.

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