Cresce il malcontento tra i soldati dell'"esercito popolare" ebraico. «Non sono un pacifista, ma non torno a combattere. La strategia di questo governo è la guerra permanente»
Soldato dell'esercito israeliano, Striscia di Gaza (Ansa)
«Sono stato condannato dal mio comandante di battaglione a 20 giorni di carcere», ha detto Ron Feiner in una rara quanto esplicita dichiarazione pubblica. «Come ufficiale di combattimento, ho prestato servizio come riservista per 270 giorni dal 7 ottobre, trascorrendo molti mesi in condizioni di costante pericolo di vita e sacrificando la mia vita civile. Sono sconvolto da questa punizione senza precedenti e sproporzionata». Lo dice mentre sessantamila “miluim” (riservisti) vengono richiamati dall’Idf (l’esercito israeliano) per entrare con la forza a Gaza City, tenendo contemporaneamente aperti i fronti al Nord, Libano e Siria, e in Cisgiordania. Israele ha bisogno di soldati sul campo e unità logistiche per combattere quella che è la più lunga guerra mai combattuta dal suo esercito.
Feiner, studente di filosofia, economia e scienze politiche all'Università di Haifa, l’ateneo più multiculturale e multietnico di Israele, dice: «Amo il mio Paese, ma sento che il mio futuro qui mi sta sf...
Contenuto riservato agli abbonati
Light
Il quotidiano online per i nuovi abbonati
Digitale
Il quotidiano online + il mensile digitale
Full
Il quotidiano online + il mensile digitale e cartaceo