Iacopino (Odg): «Basta rovinare la gente con le intercettazioni»

Intervista a Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti, che lancia un appello: «Noi giornalisti rischiamo di diventare buchette delle lettere. Pubblicando certi dettagli distruggiamo la vita delle persone. Ma cosa c’entrano le abitudini sessuali con i reati? Tacendole non si lede né la libertà di stampa né la completezza dell’informazione»

«Io non vedo dove sia la mediazione giornalistica nell’uso che si è fatto negli ultimi anni dello sbobinato delle intercettazioni. Noi giornalisti rischiamo di diventare buchette delle lettere in situazioni che non sono sempre chiare. Io non sono contro le intercettazioni, è una forma di indagine importante, ma contro il loro abuso da parte di tanti colleghi». Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti, dopo aver parlato a 200 giovani durante un seminario di Redattore sociale a Capodarco di Fermo, lamentando «l’uso vergognoso» che tanti quotidiani fanno delle intercettazioni, approfondisce a Tempi.it il tema e lancia un appello: «Io continuo a dire che i giornalisti devono essere più responsabili, i doveri deontologici esistono, la gente ha una vita e pubblicando certe conversazioni rischiamo di rovinarla. Ma noi dobbiamo porci il problema se questo sia giusto o meno».

Lei se lo è posto?

«Sì e mi sono risposto che è sbagliato. Anche se una persona è imputata, accusata di avere organizzato una associazione a delinquere per rubare i soldi ai cittadini, non è che tacendo delle sue abitudini sessuali si commette un reato né si lede la libertà di stampa o la completezza dell’informazione».

I giornali non sembrano pensarla allo stesso modo
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«Lo so ma io lo ripeto appena posso dal 2008, cioè da quando è esploso il caso Berlusconi. Mi piace citare una frase di Violante: “Bisogna separare le carriere del magistrato e del giornalista”, perché cominciano ad andare in parallelo. Così rischiamo di trasformarci in strumenti, voglio sperare inconsapevoli, di giochi poco trasparenti. Ma la cosa più grave alla fine è un’altra».

Quale?

«Un volgare e banale buon senso dovrebbe impedire di pubblicare certi dettagli. Evidentemente non c’è più ma così si manca di riguardo alle persone, vive o morte che siano. Le intercettazioni su Melania Rea o su Nicole Minetti che faceva di tutto per andare ad Arcore senza farlo sapere al fidanzato? Ma che cosa c’entra con le inchieste? L’unico risultato è distruggere la vita delle persone. Chissà che cosa hanno detto tutti al fidanzato della Minetti, chissà come l’hanno deriso. Dobbiamo renderci conto che pubblicando certe cose roviniamo la vita delle persone: non possiamo non porci questo problema».