I giudici (e Grasso in primis) chiederanno mai scusa a Scaglia? Perché non paga mai nessuno per questa tortura?

Da magistrato, l’attuale presidente del Senato, aveva detto che il fondatore di Fastweb aveva fatto “una strage della legalità”. È risultato innocente, dopo la barbara tortura della carcerazione preventiva

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Il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia è risultato innocente, ma «nessuno si scuserà». Scrive così oggi in un commento sul Corriere della Sera Pierluigi Battista ripercorrendo la vicenda del manager, che una recente sentenza ha riconosciuto non essere quel «malfattore» e «pericoloso criminale» che la nostra stampa e i nostri giudici avevano indicato sulla base di un’inchiesta.
Non solo. Come nota giustamente l’editorialista del Corriere, Scaglia ha dovuto subire anche una carcerazione preventiva e la «tortura» del carcere, trattato come un maiale (al pari di tutti i nostri detenuti). «Chi lo ha privato della libertà senza prove, come al solito in Italia, invece non pagherà alcunché, protetto da un’invulnerabile e iniqua irresponsabilità».

“INNOCENTE RAVVEDUTO”. Scaglia, mentre i famigliari subivano una perquisizione all’alba, tornò in Italia. Poteva fuggire, poteva cercare «di “ammorbidire” la sua difesa – prosegue Battista -, concedendo qualcosa ai suoi accusatori per allentare la morsa della carcerazione preventiva. Non lo ha fatto e, come ha ricordato Adriano Sofri, i suoi accusatori hanno addirittura considerato il suo “non ravvedimento” come motivo sufficiente per non liberarlo dal carcere, nonostante la presunzione di innocenza. Visto che poi è risultato innocente, avrebbero per convenienza dovuto interpretare il ruolo di “innocente ravveduto”. Una mostruosità».
Infine, la staffilata al presidente del Senato Pietro Grasso: «Scaglia ha patito il carcere, e Grasso non si scuserà per aver proclamato alla stampa, da magistrato, che le accuse contro Scaglia avevano messo in luce “una strage della legalità”. No, avevano messo in luce una strage del diritto, ma nessuno si assumerà la responsabilità di questa distruzione».

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