Per una giustizia giusta (questa può essere la volta buona)

Di Emanuele Boffi
08 Novembre 2025
Il giudizio sull'operato della magistratura non è più quello dei tempi di Mani pulite. Per questo è incomprensibile la mossa dell'Anm di promuovere i comitati per il No. Le parole di Cassese, Pera, Galoppi
La protesta dell'Anm contro la riforma Nordio davanti al Palazzo di Giustizia a Milano, 10 giugno 2025 (Ansa)
La protesta dell'Anm contro la riforma Nordio davanti al Palazzo di Giustizia a Milano, 10 giugno 2025 (Ansa)

Forse è solo una nostra pia illusione e probabilmente questo articolo sarà smentito dai fatti, ma è nostra impressione che il clima sulla giustizia è cambiato e l’esito del referendum sulla riforma Nordio potrà avere un esito positivo (cioè con una vittoria del sì).

Il recente sondaggio che darebbe la vittoria del sì (56 a 44) ci conforta ma non ci convince, consapevoli come siamo, secondo la vecchia battuta di Mark Twain, che ci sono tre tipi di bugie: le bugie, le sfacciate bugie e le statistiche. Però è una rilevazione che ci mostra come, dai tempi di Mani Pulite, il giudizio sulla magistratura è molto cambiato.

È cambiato perché si è visto che la “rivoluzione giudiziaria” non è stata una “rivoluzione”; perché non c’è più Silvio Berlusconi (cioè il Caimano che coi suoi conflitti d’interessi tante acrimoniose battaglie giustificava); perché c’è stato il caso Palamara; perché almeno una parte della sinistra ha sperimentato sulla propria pelle quanto possono essere faziose certe inchieste; perché solo un cieco può non rendersi conto di come alcune inchieste e alcuni processi (Eni, Mori, Milano per fare degli esempi) siano un male per l’Italia.

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Qualche “inchiestina”

Quindi, tutto bene? No certo. Quel che noi ci aspettiamo nei prossimi mesi è una recrudescenza dello scontro politico e, a costo di parere delle Cassandre, anche qualche “inchiestina” piazzata in prossimità del voto accompagnata dal ritornello “vedete, con la riforma Nordio questa indagine non sarebbe stata possibile”. Ci aspettiamo anche le solite grida sul “pericolo fascismo”, “la Meloni che vuole i pieni poteri”, l’ordine giudiziario sottomesso a quello politico”.

Tutti slogan, ovviamente; che però il giornalista collettivo ci propinerà per mobilitarci contro una riforma che si tenterà di “politicizzare” il più possibile, cercando di renderla un referendum su Giorgia Meloni.

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Giustizia giusta

Ai nostri occhi, il fatto che l’Anm abbia scelto di promuovere i comitati per il No ha dell’incredibile. Come ha giustamente osservato Claudio Galoppi, segretario di Magistratura indipendente, si possono avere tutte le legittime perplessità sulla riforma (noi ne avevamo segnalate alcune), senza tuttavia «cadere nell’abbraccio di nessuna forza politica perché qualunque perdita di terzietà è mortale per l’autonomia della magistratura, un bene prezioso che oggi va salvaguardato ad ogni costo».

Il paradosso lo hanno colto bene sia Marcello Pera quando ha detto che se «l’Anm perde il referendum diventa un piccolo e irrilevante soggetto che si aggiungerà al Campo largo. Se vince diventa un soggetto politico egemone nella lotta di liberazione contro la dittatura del governo Meloni». Sia Sabino Cassese che sul Corriere della Sera ha scritto che «non ha ragion d’essere il clamore di alcuni magistrati militanti e di una parte del corpo politico: la divisione tra sostenitori e oppositori finisce per caricare il referendum di significati ulteriori che non vi sono».

Ha scritto ancora l’ex giudice della Consulta, tra i più insigni giuristi italiani: «Questo referendum non deve stabilire la linea di demarcazione tra politica e giustizia, deve solo assicurare agli italiani una giustizia più giusta, perché terza e imparziale. Ed è quindi consigliabile che le fazioni che si stanno organizzando, a cominciare da quella dei magistrati militanti, si guardino […] dal farlo percepire come un appello al popolo a difesa della giustizia. Pensino a quale sarebbero le conseguenze di una interpretazione di questo tipo, in caso di una prevalenza del sì».

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