Un caso di cronaca nera trasformato in serie tv. Ogni giorno una puntata, ogni ora un dettaglio, ogni minuto una rivelazione. Un grande show prima del processo, a prescindere dal processo e spesso anche contro il processo
Un frame del video della ricostruzione in 3D del delitto di Garlasco negli atti di chiusura delle indagini (foto Ansa)
Dai tempi del Grand Guignol – il teatro parigino dove il pubblico andava a godersi sangue, orrori e macelleria scenica – gli spettatori hanno sempre avuto un debole per il macabro. Ma era teatro: una finzione dichiarata, una rappresentazione. Si entrava sapendo che qualcuno sarebbe stato accoltellato, sgozzato o fatto a pezzi. Poi si tornava alla tranquillità della propria casa.
Oggi no. Oggi il Grand Guignol è permanente: funziona h24, sette giorni su sette. Ha traslocato nei media, nelle televisioni, nelle notifiche e nei social. Ha una platea planetaria e un palinsesto inesauribile. Ogni giorno una puntata, ogni ora un dettaglio, ogni minuto una rivelazione.
Il “caso Garlasco” è solo l’ultimo episodio di cronaca nera trasformato in serie tv. Un caso controverso, ora riaperto, in cui gli indizi, il colpevole, il sospettato, i soliloqui, i foglietti d’appunti (non c’è caso senza pizzino), il video, le ricostruzioni con l’Ai della dinamica del delitto (upgrade dei plastici di Bruno Ves...
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