Giustizia. Chiudiamo la “guerra dei trent’anni”
Da trent’anni la competizione politica italiana è viziata dal virus del moralismo giustizialista che, da Mani pulite a oggi, ha sbilanciato l’equilibrio tra poteri. Il protagonismo di certi magistrati (alcuni, non tutti, ovvio) combinato con la stupidità dei giornalisti (quasi tutti, con rare eccezioni, ovvio) e la pavidità e gli interessi dei politici (quasi tutti a sinistra, ma con qualche scemotto a destra, ovvio) ha fatto sì che dal 1993 ai giorni nostri non si sia mai riusciti ad arginare il famoso circo mediatico-giudiziario che tanti danni ha fatto all’Italia.
Ogni paese democratico vive una tensione tra politica e magistratura; è un dato quasi fisiologico, ma in Italia abbiamo abbondantemente superato la fase delle conseguenze preventivabili per entrare in quella della patologia. La recente sentenza della Cassazione sul “Berlusconi mafioso”, la bocciatura del progetto del Ponte sullo Stretto, l’inchiesta sull’urbanistica milanese sono solo gli ultimi esempi di un male che determina il nostro confronto politico in modo malsano.
Referendum
Noi non pensiamo che la riforma del centrodestra che va a separare le carriere e a riordinare l’elezione dei membri del Csm sia la soluzione definitiva. Su queste pagine abbiamo anche avuto modo di criticarla e di avvertire di alcuni suoi controproducenti effetti collaterali.
Ma, di fronte a un referendum in cui non è richiesto il quorum, la nostra posizione non può che essere di sostegno alla riforma Nordio, nella speranza che una sua definitiva approvazione aiuti a superare l’interminabile “guerra dei trent’anni”.
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