Eterologa, il ministro Lorenzin annuncia i contenuti del decreto: limite al numero di donazioni, anonimato problema aperto

Il titolare della Sanità ha anticipato alla Camera l’intervento sulla Pma: «Ammessi i donatori uomini dai 18 ai 40 anni e donne dai 20 ai 35»

È una questione di rispetto «dei requisiti sanitari minimi di sicurezza» ad aver convinto il ministro della Salute Beatrice Lorenzin a presentare un decreto legge dopo che la sentenza 162 della Corte costituzionale ha eliminato il divieto di fecondazione eterologa contenuto nella legge 40/2004. Inoltre, ha spiegato oggi il ministro durante l’audizione presso la commissione Affari sociali della Camera, «la fecondazione eterologa non può essere considerata come l’omologa, perché implica un procedimento nuovo che è la donazione da parte di un terzo».
Non solo: dato che le direttive dell’Unione Europea in merito alla procreazione medicalmente assistita erano state recepite dall’Italia tramite legge ordinaria, anche la parte finora mai adottata sull’eterologa «non potrà che essere attuata allo stesso modo», ha aggiunto il ministro. Un intervento legislativo è poi necessario anche per «lo stanziamento di un fondo pubblico, per il recepimento di altre parti della sentenza e anche per l’accelerata della Regione Toscana che ha aperto all’eterologa, e dei centri che si autodenunciano dicendo che stanno già procedendo con la fecondazione eterologa».

LO STOP AI CENTRI DI PMA. La Lorenzin ha così chiarito che la sentenza della Consulta non potrà essere direttamente applicata dai centri di fecondazione con contratti privati e che «spetta alle autorità competenti, ossia le Regioni e le Province autonome, dare le autorizzazioni, ma non è possibile senza una legge». Il rischio, in assenza di una norma vincolante, è che si torni al mercato selvaggio pre-legge 40, governato solo dagli interessi economici delle cliniche.

CONTROLLO SUI DONATORI. Il decreto del ministro vieterà quindi la compravendita di gameti, anche se poi ammette per i donatori «rimborsi dovuti agli spostamenti e ai permessi lavorativi», che all’estero vengono spesso usati per “invogliare” le donatrici più giovani. Sarà inoltre necessario un «registro nazionale dei donatori (…), in attesa di un codice unico europeo in uscita», altrimenti si rischia che lo stesso donatore si rechi in diversi centri risultando «per ciascuno di essi una persona diversa». I donatori poi saranno reclutati entro una fascia d’età ben precisa, che va «per gli uomini dai 18 ai 40 anni e per le donne dai 20 ai 35», e potranno donare un numero massimo di volte «pari a dieci, con deroga a una famiglia che richieda un altro figlio allo stesso donatore».

I DIRITTI DEI FIGLI.  Il decreto del ministero della Salute sancirà anche le procedure di tracciabilità, per dare ai bambini «il diritto di sapere come sono nati e avere accesso alle proprie origini genetiche per motivi sanitari». E per quanto riguarda il diritto dei bambini di conoscere le proprie origini? La Lorenzin ha detto che «questa non è una questione strettamente sanitaria e non si parla più nemmeno del solo diritto dei genitori». Perciò sul problema il ministro ha rinviato la soluzione al Parlamento. Tuttavia ha aggiunto: «Non possiamo non chiederci: quando questi bambini diventano adulti potranno conoscere la propria identità se vorranno?», e del resto la maggioranza dei paesi si sta orientando verso una risposta positiva all’interrogativo, perché sono gli stessi adulti nati da eterologa a chiederlo. È già accaduto in Germania, Svizzera, Olanda, Norvegia, Gran Bretagna, Finlandia, Svezia, Nuovo Galles, Australia, Nuova Zelanda, tutti paesi dove «la fecondazione si continua a fare lo stesso». La Lorenzin ha fatto infine riferimento alla legge italiana sull’adozione, in base alla quale «i bambini hanno diritto a conoscere i genitori».

E LE COPPIE DI FATTO? Ci sono però questioni che il ministro non ha toccato. Avranno accesso all’eterologa le coppie di fatto come prevede la legge 40? La fecondazione sarà aperta a qualsiasi tipo di sterilità con la possibilità dell’utero in affitto? Lorenzin non ha risposto, preferendo scrivere «un decreto scarno che sia operativo da settembre». Questa, ha concluso, «è una questione che influenzerà la nostra società» e a causa della quale «si aprono scenari incredibili con la possibilità di congelare gameti e scongelarli tra vent’anni, di diffondere malattie di uno stesso donatore», senza escludere che «accadano incidenti come quello avvenuto al Pertini». Il decreto ora dovrà passare al vaglio del governo, del Parlamento e infine del presidente della Repubblica.