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Milano come va detta

Di Pietro Piccinini
02 Maggio 2026
Le grane di una città sotto assedio e le sue risorse, spesso e volentieri private. E un appello alla politica. Appunti dal convegno Tempi-Ccl
La Sala delle Accademie della Veneranda Biblioteca Ambrosiana affollata per il convegno “Milano, fine dei giochi?”, organizzato da Tempi e Ccl - Consorzio Cooperative Lavoratori venerdì 17 aprile 2026 (foto Marco De Ponti / Tempi)
La Sala delle Accademie della Veneranda Biblioteca Ambrosiana affollata per il convegno “Milano, fine dei giochi?”, organizzato da Tempi e Ccl - Consorzio Cooperative Lavoratori venerdì 17 aprile 2026 (foto Marco De Ponti / Tempi)

«La narrazione di questa città è completamente sbagliata. Dal mio punto di vista, per come l’ho vissuta e per come la conosco, la traiettoria di Milano è positiva». Bisogna avere occhi e cervello imballati nella carta delle gazzette di procura per riuscire a negare questa semplice affermazione fatta il 17 aprile scorso al convegno di Tempi e Ccl dall’amministratore delegato di Coima, Manfredi Catella, l’uomo al centro di molti dei più importanti progetti di rigenerazione urbana della metropoli, e da qualche mese anche delle attenzioni di magistrati e giornalisti decisi ad abbattere il “modello Milano”.

In effetti, quante altre città hanno saputo liberare lo sviluppo e la vitalità di cui ha goduto Milano negli ultimi 15 anni almeno, in un paese che da tempo immemore si ritrova mani e piedi legati da uno zerovirgola di deficit/Pil? E quante altre città italiane sono diventate città globali, “costrette” a competere non più tanto con Roma, Torino e Bologna, ma con Boston, Parigi, Monaco d...

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