Il PPP, gioco dell’oca che blocca l’Italia

Di Piero Vietti
12 Maggio 2026
Sentenze europee e vuoto normativo, il Partenariato Pubblico Privato da strumento del futuro a relitto del passato. La Cascina Costruzioni chiede regole chiare
La Cascina PPP

«Tante iniziative per l’efficienza energetica e l’edilizia popolare legate al PNRR si stanno bloccando. C’è incertezza delle regole e il gioco dell’oca». Per Riccardo Erbi, consigliere delegato di La Cascina Costruzioni — impresa che opera su tutto il territorio nazionale con oltre 220 tra manager e maestranze, 87 milioni di fatturato e 130 milioni di portafoglio clienti — il Partenariato Pubblico Privato, il celebre PPP, è sotto assedio. 

La premessa di questa storia è la fine dei finanziamenti del PNRR. Di fronte al vuoto che si apre, da impresa lungimirante, La Cascina Costruzioni apre al PPP.  «Quando lo Stato non finanzia direttamente gli investimenti necessari», dice Erbi, «il PPP diventa la chiave per la rigenerazione urbana: chi realizza e gestisce le opere ne condivide il rischio e il valore nel tempo».

La legge degli Appalti aveva disegnato un labirinto. Con il vecchio codice, un privato poteva proporre un PPP ad un ente pubblico: se riconosceva l’interesse pubblico l’ente bandiva la gara e il promotore aveva il “diritto di prelazione”, ovvero la possibilità di adeguarsi all’offerta vincente ed eseguire lui stesso i lavori. Con il nuovo codice, prima di riconoscere l’interesse pubblico, l’ente deve «mettere in vetrina» la proposta ricevuta e attendere ulteriori offerte concorrenti. Ma anche questa soluzione ha trovato la critica di Bruxelles, è «troppo soggettiva e discrezionale». Risultato: il sistema è diventato ancora più instabile.

Sul fronte dell’efficientamento energetico, il 2025 aveva portato segnali incoraggianti (1,3 miliardi di euro per l’edilizia residenziale col Decreto ERP e 900 milioni col Conto Termico 3.0). Diligentemente La Cascina Costruzioni ottiene la certificazione ESCo — Energy Service Company — per operare in questo segmento.

Poi nel febbraio 2026 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea dichiara incompatibile col diritto comunitario la prelazione nel project financing italiano.

Ed eccoci al “gioco dell’oca” dell’imprenditore che voglia cimentarsi in un PPP. «Le caselle sono cinque» racconta Erbi. Prima casella: l’azienda progetta e presenta la proposta di PPP, che richiede un primo investimento. Seconda casella: la proposta va messa a confronto con altre in una procedura che secondo la legge degli appalti rischia l’illegittimità perché non trasparente. Terza casella: se tutto va bene, l’azienda è nominata soggetto promotore, produce una progettazione di livello più alto – e fa un altro investimento. Quarta casella: si apre la gara, nella quale l’impresa deve migliorare il proprio progetto e le condizioni economiche da lei stessa proposte. Quinta casella, «se l’azienda vince, congratulazioni, perché ora deve investire milioni per realizzare l’opera e rientrare a proprio rischio; se perde, oggi non esistono norme specifiche sul rimborso delle spese sostenute». E questo gioco è retroattivo: si applica anche alle procedure già in corso.

Conclusione di Erbi: «Il PPP doveva essere il futuro, nel disinteresse generale sta tornando ad essere catalogato come uno strumento del passato. Abbiamo reso una bella idea un sogno irrealizzabile».

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