Egitto. Allah è «a favore» o «contro» la nuova Costituzione? Così i partiti usano l’islam come arma politica

I prossimi 14 e 15 gennaio ci sarà il referendum popolare per approvare la nuova Costituzione, definita pro o contro l’islam dai diversi partiti a seconda della convenzienza politica

Secondo l’ex Gran Mufti egiziano Ali Gomaa «Dio aiuterà i cittadini che voteranno a favore della nuova Costituzione» nel referendum dei prossimi 14 e 15 gennaio in Egitto. La pensa allo stesso modo l’università di Al Azhar, massima autorità sunnita del paese. Secondo un religioso islamico salafita, invece, «la nuova Costituzione è contraria all’islam» e il referendum va «boicottato». Il partito dei salafiti, Al Nour, assicura dal canto suo di «aver partecipato all’Assemblea Costituente per il bene dell’islam e per non far diventare l’Egitto un paese di infedeli». Ecco perché per loro bisogna votare sì al referendum.
Il gruppo estremista islamico Al Gamaa al Islamiya ha chiesto ai cittadini di boicottare la votazione perché la nuova Carta «confisca l’identità islamica dell’Egitto» e la sostituisce «con un secolarismo selvaggio». Secondo i Fratelli Musulmani, infine, la nuova Costituzione è «illegittima» e viene da «un colpo di Stato».

NUOVA COSTITUZIONE. Come si intuisce dalle dichiarazioni dei principali leader dell’Egitto, la Costituzione che dovrà rimpiazzare quella islamista del 2012 divide l’opinione pubblica egiziana e dimostra come nel paese l’islam venga usato come arma politica.
La nuova Carta definisce l’Egitto come uno Stato “civile”, mantiene come guida i principi della sharia, e non la sharia in sé, e abolisce l’articolo che ne fissa nello specifico i dettami. Inoltre, garantisce solo in parte la libertà religiosa e cancella le limitazioni alla costruzione di luoghi di culto cristiani.

L’ISLAM È UN’ARMA POLITICA. Da quando Hosni Mubarak è stato costretto a dimettersi, i partiti islamici in Egitto hanno ripetutamente usato la religione per giustificare le proprie scelte in campo politico secondo i propri interessi. I salafiti, ad esempio, hanno sempre rigettato ogni riforma che non avvicinasse il paese a un califfato ma ora che l’esercito ha offerto loro il ruolo di rappresentanti del mondo islamico in politica al posto dei Fratelli Musulmani, gli estremisti hanno addirittura appoggiato una Costituzione che definisce l’Egitto come Stato “civile” e non “religioso”.
Al Gamaa al Islamiya, dal canto suo, prima ancora di conoscere il testo definitivo della Costituzione l’ha criticata usando come argomento quello della «confisca dell’identità islamica dell’Egitto». In realtà, la bocciatura è motivata unicamente dal fatto che la nuova Carta deve sostituire quella approvata dai loro alleati Fratelli Musulmani nel 2012.

TUNISIA NON È L’EGITTO. La deriva islamica che ha conquistato la politica egiziana potrebbe essere evitata invece dalla Tunisia. Da mesi, come successo in Egitto, i Fratelli Musulmani al potere sono accusati dall’opposizione di essere inadeguati a gestire il paese e di aver fomentato, tollerandolo, l’estremismo religioso.
Ma il 14 dicembre, invece che resistere ad oltranza come avvenuto al Cairo, il partito islamista Ennahda ha accettato di cedere il potere e ha individuato insieme all’opposizione laica il nuovo premier “tecnico”, Mehdi Jomaa, che guiderà un governo terzo ai due schieramenti fino alle prossime elezioni. Così, forse, verranno evitati i sanguinosi scontri di piazza che si sono visti in Egitto e le ripercussioni inevitabili sulle minoranze religiose.